Beppe Sala, il sindaco fenomeno, si adegua all’andazzo comunicativo di Giuseppi e attiva anche lui la modalità reality show. Diffondendo una specie di happening video che chiama “Buongiorno da Palazzo Marino” ci fa sapere di essere “incazzato nero” per via dell’affollamento (in realtà gonfiato anche dalla prospettiva falsata dal teleobiettivo) di Navigli e Darsena.

Talmente incazzato da minacciare sfracelli: “Scene sui Navigli vergognose, o cambiamo o chiudo tutto. Questo è un ultimatum. O cambiamo oggi o io domani prenderò provvedimenti, chiudo i Navigli piuttosto che chiudo l’asporto e poi lo spiegate voi ai baristi perché il sindaco non gli permette di vendere. Poi io mi prendo le mie responsabilità, ci metto più vigili stasera sui Navigli, ma non è un guardia ladri, non è un gioco, non possiamo permettercelo“.

Troppo giusto ma troppo tardi, secondo la consolidata abitudine di un’amministrazione comunale perennemente in ritardo che insegue col fiato grosso i problemi invece di prevenirli capitanata da un sindaco abilissimo con le parole ma molto meno coi fatti, che puntualmente lo mettono in difficoltà. Oltretutto paradossale: minaccia di chiudere gli esercizi regolari quando, a quanto pare una, delle cause dell’assembramento era un venditore abusivo di birra attirato sul posto dalla totale mancanza di controlli.

Che l’idiozia umana esista è una realtà che chiunque abbia un minimo di esperienza di vita conosce; che Navigli e Darsena (come i parchi dove la situazione è persino peggiore anche se nessuno ci fa caso) fossero aree potenzialmente a rischio a Milano lo sapevano anche i cubetti di porfido del pavè. Un amministratore serio ne avrebbe tenuto conto e avrebbe mandato un paio di pattuglie di vigili che avrebbero facilmente risolto il problema alla radice.

Beppe Sala, invece, quanto ad efficienza viaggia sulla stessa lunghezza d’onda di Giuseppi: prima dorme (o al massimo non ci capisce niente come ai tempi dello scellerato “Milano non si ferma”), poi quando scoppia il problema si incazza, mette in piedi un suo personale mini reality show scaricando la colpa sui suoi concittadini e alla fine, quando la frittata è fatta, mostra i muscoli e manda le truppe ad occupare militarmente il campo.

Ora i giornali raccontano di camionette dei vigili, posti di blocco della finanza e pattugliamenti delle pantere in tutta la zona.

Qui gli unici che si dovrebbero incazzare sono i cittadini, non il sindaco. Se Beppe Sala si disciulasse come si dice qui (o sbelinasse, come si dice invece dalle mie parti) e facesse decentemente (ammesso di esserne in grado) il suo mestiere magari anche fuori dai salotti e a telecamere spente, certi problemi non esisterebbero e non ci sarebbe bisogno di perdere tempo teatrini mediatici e numeri da cabaret comunale.

La questione, in realtà, è molto più seria e va ben al di là del folklore locale. Da mesi ci raccontano che provvedimenti amministrativi cervellotici imposti duramente da un governo senza controllo sono giustificati dalla situazione di emergenza sanitaria in nome della quale bisogna chiudere un occhio, se non tutti e due, sui diritti e sulle procedure costituzionali.

Poi però quando si tratta di applicarli non si colpiscono prioritariamente i comportamenti per i quali sono stati creati ma altre situazioni, guarda caso quelle in cui si manifestano il dissenso o la protesta.

Ecco quindi che a Milano si può scorazzare e cazzeggiare indisturbati su e giù per i Navigli con plateali e prevedibili comportamenti a rischio, ma non si può protestare civilmente osservando tutte le prescrizioni previste, come è successo in via Paladini e con i ristoratori dell’Arco della Pace, inesorabilmente stangati dalla Polizia.

Intervento inevitabile” “Non abbiamo potuto fare altrimenti“, dicono dalla Questura di Milano perchè il divieto di riunirsi anche in spazi aperti sarebbe uguale per tutti.

Tutti chi? Verrebbe da chiedersi. E poi quello che si incazza è Sala….