Durante le festività natalizie, è salutare rivedere qualche classico d’animazione. Lo scorso anno, la RAI commise la blasfemia di sostituire “Gli Aristogatti” con lo scialbissimo “Hotel Transilvania 2” (humour da vignetta condivisa su facebook, animazione tridimensionale raffazzonata, emozioni sottozero).

I titoli di testa con canzone di Maurice Chevalier, Romeo “er mejo der Colosseo” con la voce da crooner di Renzo Montagnani e il topino Groviera doppiato da Oreste Lionello, i deliri dei cani dementi Napoleone e Lafayette… rimpiazzati col conte Dracula versione Adam Sandler. Un errore imperdonabile, che cara grazia questo anno non sarà ripetuto.

Un altro classico Disney che non dovrebbe mancare entro l’Epifania, è “La spada nella roccia”, il cartone animato realizzato nel 1963 (con un ritardo di 24 anni rispetto al progetto iniziale) ispirandosi ai libri per ragazzi di T.H. White.

La vicenda è, nella sua grandiosità, semplicissima: re Uther Pendragon lascia, incastrata in una roccia, la spada magica Excalibur: soltanto il legittimo erede potrà sfilarla, ed essere così riconosciuto. Mago Merlino sa che Semola (in originale Wart, “verruca”), scudiero di sir Ettore e di suo figlio Caio, è nientemeno che Artù figlio di Uther, e lo prepara al suo destino.

La trama di “La spada nella roccia” non è esile: perché non c’è. Una voce narrante spiega gli antefatti, e nel finale Semola si imbatte in Excalibur: l’intreccio è tutto qui, nel frattempo non c’è nessuno svolgimento.

Ci sono soltanto scenette che si susseguono, ma ognuna è nella storia dell’animazione: dallo humour un po’ Hanna & Barbera del lupo imbranato che non riesce a brancare Semola, alle sequenze musicali pedagogiche (“sempre in alto mira e va / esci dalla mediocrità / non star solo ad aspettar / se metti buona volontà, il mondo tutto ti darà / però se tu non rischierai / nulla mai rosicherai”); dal dramma della scoiattolina infatuata di Semola, alla follia totale del duello fra Merlino e Maga Magò.

Sugli scudi, una delle spalle comiche più riuscite di sempre: Anacleto (in originale Archimedes), “gufo altamente istruito” (“Che bel gufo impagliato!” “Impagliato? Bada a come parli!” “Ma è vivo, e parla!” “E sicuramente molto meglio di te!”) e nevrastenico. Si pensi solo a quanto spesso si ripetono due sue mini-citazioni: “quisquilie e pinzillacchere”, e soprattutto “Cala, cala Merlino!”; non gli è da meno Merlino col celeberrimo e assurdo cappello a cono, che si lancia a Honolulu e torna dicendo d’aver visto il secolo XX: e che è meglio lasciarlo lì dov’è.

La versione italiana è impreziosita, e parecchio, dalle voci di Bruno Persa (Merlino), Lydia Simoneschi (Maga Magò), Emilio Cigoli (forse il più grande doppiatore italiano di sempre, qui in veste di narratore) e soprattutto Lauro Gazzolo (il vecchietto di molti film western, compresi quelli di Leone; qui doppia Anacleto).

“La spada nella roccia” è un monumento: è grande narrativa per ragazzi, è un inno all’avventura e al sogno, all’amicizia tra maestro e allievo, alla trasmissione di sapienza e d’esperienza.

Comincia deprecando i “tempi bui” nei quali è ambientato; ma se lo si vede questi tempi infami, nel quale ai bambini si impedisce di immaginarsi cavalieri perché li si preferisce trapper, un po’ ferisce.