Il Tribunale ordinario di Roma ha annullato, per la seconda volta, l’elezione a Segretario Generale dell’Ugl di Francesco Paolo Capone, accogliendo il ricorso d’urgenza presentato dal candidato-segretario dell’opposizione, Salvatore Muscarella.

Capone era stato eletto la prima volta nell’ottobre del 2014 al termine di un Consiglio nazionale contestato. Il tribunale di Roma invalidò le elezioni chiedendo la convocazione di un nuovo Consiglio nazionale che ha poi proceduto alla rielezione di Capone, non senza ulteriori polemiche. Ora si riparte dal via e non è difficile immaginare nuovi ricorsi. Non solo con un blocco dell’attività della Confederazione e con evidenti frustrazioni per chi idealmente in quel sindacato aveva creduto, ma anche con gravi rischi occupazionali per i dipendenti e gli enti ad essa collegati, a cominciare dal patronato Enas.

Nell’anno di Filippo Corridoni, la mitica figura di sindacalista nazional-rivoluzionario, a cui l’ Ugl (e prima la Cisnal) si è sempre riconosciuta, e del quale, nell’ottobre 2015, ricorre il centenario della morte in battaglia, è veramente paradossale che gli eredi di una grande e nobile tradizione sindacale si dilanino in lotte intestine a colpi di ricorsi, di carte bollate, di sentenze e di contro sentenze.

Mentre sfuggono sempre di più le “ragioni” delle forze in campo, ad emergere sono evidentemente i piccoli interessi personali e di gruppo. Tutto questo di fronte a centinaia di migliaia di lavoratori-iscritti che in quella tradizione sociale si erano riconosciuti, legando all’Ugl le loro sorti e vedendo in essa l’espressione di un’idea sindacale “alternativa” rispetto agli altri orientamenti sindacali.

Al di là delle “carte bollate” e quindi degli aspetti formali della vicenda, la preoccupazione principale dei vertici dell’Ugl dovrebbe essere proprio l’ascolto/coinvolgimento di quegli iscritti, che sono il vero patrimonio della quarta Confederazione italiana.

Siamo velleitari – bene lo sappiamo – ma forse l’unica strada, con un accordo tra le parti in causa, potrebbe essere quella di permettere proprio ad ogni iscritto di partecipare all’elezione diretta del Segretario Generale. Diciamo una sorta di grandi elezioni primarie, premessa per la ricostruzione degli organismi dirigenti e l’individuazione di una strategia condivisa.

Per un mondo sindacale che si è sempre detto “partecipativo”, tentare di praticare la partecipazione al suo interno è – in fondo – l’ultima spiaggia per non morire