Le 8 di una sera di una tipica e piovosa giornata autunnale. Uscito dal lavoro mi avvio verso casa facendo la solita tappa al provvidenziale supermercato della porta accanto.

Aperto 24 ore al giorno tutti i giorni ha il merito di buona parte della mia sopravvivenza ad orari di lavoro fuori controllo ed alla totale assenza di programmazione domestica. Entro cercando fare mente locale su quello che mi serve ma vengo immediatamente arpionato da due ragazzi con una giacca rossa che si frappongono tra me e lo scaffale della verdura.

Ciao! Puoi dedicarci 5 minuti? E’ per una cosa importante”, mi dice una ragazza magrolina che avrà più o meno l’età di mia figlia.

Detesto il tu indiscriminato, ma decido di sorvolare: i due sono di “Save the Children”, una delle ONG di cui si è molto parlato negli ultimi tempi.

Loro non lo sanno, ma ho più cose da dire io a loro che loro a me.

Senti noi siamo di Save…. attacca la ragazza, mentre il suo compagno, un tipo allampanato con gli occhiali, si tiene a distanza.

Certo lo so bene chi siete – replico subito io – Siete una ONG che ha una nave nel Mediterraneo che viene usata per scopi poco raccomandabili.

No guarda che non è vero. Ma chi te l’ha detto?

La nave si chiama Vos Hestia e non più tardi di qualche giorno fa è stata perquisita dalla polizia giudiziaria, che ha sequestrato documenti, computer e materiali vari.

Il reato sarebbe di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Traffico di esseri umani, in parole povere.

Ma queste sono solo voci che girano noi non c’entriamo niente. Lo avrai sentito dire da qualcuno ma le cose sono molto diverse. Sono tue convinzioni o congetture senza fondamento.

Dici? Ne hanno parlato tutti i giornali e i telegiornali e io non ho l’abitudine di parlare a vanvera.

Ma noi stiamo aiutando le gente lì in Africa, che senso avrebbe mandare una nave per portarli via?

Bella domanda. Dovresti chiederlo ai capi della tua organizzazione, visto che la nave esiste e lotta insieme a voi…

A questo punto la ragazza, non potendo negare l’evidenza, si gioca il jolly:

Bè certo, può anche essere ma noi lì dobbiamo salvare vite umane, non possiamo mica lasciare annegare donne e bambini. Facciamo un’opera umanitaria, non possiamo mica stare a guardare mentre muoiono in mezzo al mare…

Ma non hai mai pensato che quella povera gente in mare ci finisce perché voi la attirate lì? Se non sapessero che c’è qualcuno che li va a raccogliere magari non si imbarcherebbero in massa.

Oltretutto siete oggettivamente complici dei trafficanti di uomini che prima li derubano e poi li mandano allo sbaraglio fregandosene della loro vita.

Più ne mandano più guadagnano; più ne raccogliete voi più ne mandano, più ne mandano più ne muoiono.

Noi complici?? Questo non è vero, l’organizzazione non è indagata casomai sono persone terze che con noi non c’entrano niente.

Ne deduco che la ragazza in realtà non era poi così ignara del problema.

Dovrei spiegarle che in Italia la responsabilità penale è personale, ma visti l’ora e il luogo una dissertazione di diritto penale non mi sembra una buona idea.

Ma quelle persone – mi limito a dire – lavorano per voi, le pagate voi magari con i soldi che state raccogliendo qui adesso.

Come fate a dire di non c’entrare niente?

Come ci è arrivata quella nave in Libia? Chi l’ha noleggiata?

La vostra ONG, al di là delle responsabilità penali dei singoli, è comunque coinvolta; non potete mica fare finta di non conoscere il capitano della nave (indagato) che lavora per voi…

Ma queste sono solo tue opinioni le cose non sono mica così…

La ragazza inizia a innervosirsi.

Be’ ci sono i filmati, passati in televisione, come quello visto in settembre, girato proprio sulla vostra nave: si vedeva un barcone azzurro stracarico di migranti guidato da due barche più piccole con a bordo gli scafisti che lo hanno portato proprio davanti alla Vos Hestia.

Poi, dopo avere indirizzato a bastonate i migranti sulla vostra nave si sono ripresi il barcone e se ne sono andati. Il tutto sotto gli occhi della vostra squadra di recupero che era a pochi metri di distanza. Nessuno dei vostri si è fatto problemi a collaborare con gli scafisti libici.

La ragazza si spazientisce definitivamente:

Senti, queste sono balle. Sono solo scuse per scaricarti la coscienza e non interessarti del problema. Se non vuoi darci i soldi per salvare vite umane peggio per te, sei tu che dimostri di essere egoista e disumano…

A questo punto mio istinto opterebbe per una bella sberla, ma fortunatamente i freni inibitori tengono.

Mio malgrado, però, devo avere assunto un’espressione poco rassicurante perché la ragazza, visibilmente intimorita, inizia ad indietreggiare verso il suo collega, sempre muto.

Senti bella, cosa ti fa pensare che sia disposto a sorbirmi lezioni di etica da una ragazzina sciocca che rappresenta un’organizzazione coinvolta in reati gravi ed in comportamenti ambigui e imbarazzanti? è la mia replica.

La ragazza preferisce non rispondere e si rivolge al ragazzo con gli occhiali farfugliando qualcosa che decido di non sentire: razzista o fascista o tutti e due poco importa.

Almeno si è tolta dal passaggio e posso finalmente dedicarmi alla ricerca dell’insalata.

Mentre esamino le date di scadenza non posso fare a meno di pensare allo scempio di cervelli che il buonismo politicamente corretto ha provocato.

Così giovani e già così rincretiniti dalla propaganda e dalle manipolazioni della subcultura dominante.

Se questi sono il futuro dell’Italia siamo a posto.