Volentieri racconto le due intense giornate di impegno a Milano dell’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) Onlus, fondazione di Diritto Pontificio, che dal 1947 sostiene la Chiesa con migliaia di progetti umanitari e pastorali. La prima,Venerdì 13 Ottobre, presso il Palazzo Lombardia in Regione per presentare l’ultimo Rapporto, sulla Libertà religiosa nel mondo, dedicato ai cristiani oppressi a causa della loro fede, per il biennio 2015/2017: “Perseguitati e dimenticati”. All’incontro è intervenuto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha detto: “Regione Lombardia conferma il proprio impegno a testimoniare, a essere presenti, a dare voce a questo tema e, se non possiamo intervenire nella lotta alle persecuzioni dove avvengono, possiamo però contribuire affinché questi fatti non siano dimenticati e se ne continui a parlare, come facciamo oggi, che è un modo per non dimenticarli”. Era presente anche l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Cristina Cappellini, è intervenuta dicendo che, “Il nostro impegno a favore dei cristiani perseguitati è nato all’inizio della legislatura, nel 2013, anche in nome della difesa delle radici cristiane. E’ un tema di cui si parla poco, anche dal punto di vista mediatico, ma che riguarda purtroppo tanti territori e tanti Paesi in tutto il mondo”.

Inoltre l’assessore ha ribadito: “Spesso si pensa che la persecuzione riguardi solo i territori sotto il giogo dell’Isis che ora pare essere in difficoltà, se non addirittura definitivamente sconfitto in alcune aree del Medio Oriente ma come abbiamo sentito oggi il problema della libertà religiosa c’è ancora in troppi Paesi, dalla Cina alla Corea del Nord. E’ una piaga di questo secolo”. La Cappellini ha voluto sottolineare lo straordinario impegno della Regione nei confronti di questo tema. La “Regione Lombardia – ha sottolineato l’assessore – ha organizzato su questo tema convegni, mostre, iniziative: chi ha partecipato ha aperto gli occhi perché questi sono argomenti che sfuggono nel flusso di notizie che durante la giornata ci arrivano. Se non ci si mette con i propri occhi a guardare immagini, dati, numeri riguardanti le persecuzioni difficilmente si riesce a cogliere la portata del dramma dei cristiani perseguitati”. “La nostra attività di sensibilizzazione – ha aggiunto l’assessore – ritengo abbia prodotto effetti positivi. Regione Lombardia è l’unica istituzione che si è presa a cuore questo tema, speriamo che in futuro anche qualcun altro ci segua e si interessi a questa tema promuovendo iniziative analoghe alle nostre”.

Alla presentazione del Documento, hanno partecipato anche il presidente e il direttore di ACS-Italia, Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro e sua beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca della Chiesa copto-cattolica in Egitto, rappresentante di una comunità recentemente oggetto di efferati attacchi da parte di terroristi islamisti.

Lo studio prende in esame tredici Paesi in cui le negazioni alla libertà di fede dei cristiani sono più efferate e sottolinea come la situazione dei cristiani sia peggiorata dal 2015 a causa di violenze e oppressione. Il dato è particolarmente significativo considerato il peggioramento già registrato nella precedente edizione del rapporto.
“Oggi – scrivono nella prefazione Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro – vaste aree del mondo subiscono l’azione di due aggressivi ceppi virali, l’ideologia di alcuni Stati e gli estremismi di matrice politico-religiosa, entrambi contrari all’autentica libertà religiosa. Con una nuova edizione del Rapporto “Perseguitati e dimenticati” ACS intende informare e coinvolgere chi vorrà pacificamente schierarsi contro il dilagare del virus della persecuzione anticristiana”.

L’altro evento è stato la Santa Messa celebrata domenica 14, da padre Karam Najeeb Yousif Shamasha, nella Chiesa di san Gottardo a Milano. Durante l’omelia il sacerdote iracheno ha raccontato, sintetizzando, i vari passaggi della persecuzione dei cristiani in Iraq, e la distruzione dei loro villaggi, in particolare quella riguardante la Piana di Ninive, particolarmente colpita dai terroristi islamisti del sedicente Stato Islamico (Isis). Tra l’altro il sacerdote si è soffermato sul Progetto di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive. Approssimativamente ci sono 95.000 persone costrette alla fuga da Mosul che dovrebbero ritornare alle loro radici. Molti di questi, oltre alla sofferenza spirituale e alla paura per le proprie vite, hanno visto uccisi diversi familiari per mano dell’Isis e si sono ritrovati in miseria, essendo dovuti fuggire soltanto con i vestiti che indossavano.

Si tratta di una sorta di “Piano Marshall per i cristiani in Iraq”, ha detto il sacerdote iracheno, che prevede non soltanto la riedificazione delle case, ma anche un sostegno alla creazione di posti di lavoro. La missione di Acs in Iraq, oggi, è dare un senso al martirio di padre Ragheed Ganni. L’associazione, in questo momento siamo impegnati in Iraq per consentire a 120 mila cristiani, costretti alla fuga dall’estremismo islamico nel 2014, di tornare a vivere nelle loro case. Ricostruiamo le case, ricostruiamo le scuole, ricostruiamo gli ospedali, ricostruiamo i luoghi di preghiera, ricostruiamo tutto il sistema infrastrutturale.

Infine don Karam ha parlato del suo confratello padre Ragheed Ganni, barbaramente ucciso a Mosul il 3 giugno del 2007 da un commando di terroristi islamisti. La storia di padre Ganni è riassunta in un libretto: “Un sacerdote cattolico nello stato islamico”, pubblicato recentemente da Acs, autore è padre Rebwar Audish Basa, allievo a Baghdad di padre Ganni e suo amico. Il sacerdote ha deciso di scrivere il libro, per ricordare con Aiuto alla Chiesa che Soffre la figura di quello che fu il segretario del vescovo di Mosul, mons. Faraj Rahho, anch’egli ucciso in Iraq, e il parroco della chiesa dello Spirito Santo. Peraltro, fu proprio la Fondazione pontificia, con i suoi benefattori, ad offrire al giovane Ragheed una borsa di studio per completare la propria educazione a Roma: dopo, nonostante fosse già scoppiata la guerra, padre Ganni decise di tornare in patria, per svolgere la propria missione in una terra di persecuzione, misurandosi più volte con la crudeltà e le minacce degli islamisti nei confronti delle comunità cristiane locali, fino alla morte.

Il giovane sacerdote iracheno, prima di essere ucciso, i suoi assassini gli chiesero: “Ti abbiamo detto di chiudere la chiesa. Perché non l’hai chiusa?”; lui rispose: “Non possiamo chiudere la casa di Dio”. È stato ucciso perché la sua colpa era quella di appartenere ad una minoranza cristiana in Iraq, cioè era un cristiano iracheno. Quando gli hanno sparato, i proiettili hanno colpito, trapassandolo, anche il documento che aveva con sé: sono entrati dal lato in cui c’era scritto “Repubblica dell’Iraq” e sono usciti dall’altro lato, dove c’era scritto “cristiano”. Hanno, dunque, intaccato anche questa identità cristiana.

La prefazione è del cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che incontrò padre Ganni quando era nunzio apostolico in Iraq, il libro è anche il frutto del continuo impegno nel Paese del Golfo di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Una delegazione di Acs nel marzo scorso era in visita nel villaggio natale di padre Ganni, Karemles. E ha ritrovato la pietra tombale del sacerdote.

 

 

 

 

Rebwar Audish Basa

Un sacerdote cattolico nello stato islamico”

ACS, Roma, ppgg. 120

(il libro si può richiedere ad ACS,

piazza Callisto 16, 00153 Roma,

inviando un’offerta)