Gli iraniani osservavano le mosse degli americani e si dicevano: «Questi stanno per attaccarci». Ma più gli ayatollah e i loro alleati si preparavano alla difesa più la Cia leggeva nelle loro manovre i segnali di un assalto imminente. E così, grazie ad una pessima interpretazione delle rispettive intelligence, Stati Uniti e Repubblica Islamica hanno rischiato di trascinarsi reciprocamente nel baratro della guerra. Una guerra che nessuno dei due voleva, ma che entrambi rischiavano di non poter più evitare.

La storia, degna di una riedizione del Dottor Stranamore, è saltata fuori giovedì durante l’audizione a porte chiuse in cui i rappresentanti dell’intelligence nazionale hanno spiegato ai presidenti di Camera e Senato e ai componenti delle due commissioni d’intelligence i motivi dell’escalation che ha portato Teheran e Washington ad un passo dallo scontro. «La domanda senza risposta – ha spiegato dopo l’incontro il senatore Angus King – è se siano stati loro a reagire davanti alla nostra convinzione che in Medio Oriente si muovesse qualcosa o se siamo stati noi a reagire».

Probabilmente non lo sapremo mai, ma di certo sappiamo che lo spostamento della portaerei Lincoln e della sua squadra navale verso il Golfo Persico è stato inutile perché a Teheran nessuno pensava alla guerra. Il primo a dirlo a chiare lettere era stato l’ayatollah Alì Khamenei. Martedì la Suprema Guida, commentando le mosse americane e le corse del segretario di Stato Usa Mike Pompeo impegnato in una frenetica spola tra l’Europa e l’Iraq, aveva chiarito che l’Iran non aveva alcuna intenzione di scendere in guerra. Aggiungendo, peraltro, che l’affrontare una scelta così grave non era neppure negli interessi dell’America. «Noi non cerchiamo una guerra e loro neppure perché sanno aveva sottolineato la massima autorità iraniana – che non è nel loro interesse».

Una posizione non troppo diversa da quella del presidente Donald Trump che, nei giorni scorsi, s’era detto contrario alla guerra a Teheran. Trump aveva anche escluso di voler dispiegare in Medio Oriente i 120mila uomini indicati nei piani preparati dal responsabile del Pentagono Pat Shanahan per contrastare un eventuale assalto della Repubblica Islamica e dei suoi alleati. Trump si era detto pronto, invece, ad aprire negoziati qualora gli iraniani si fossero dimostrati disponibili ad incontrarlo. Qualcuno ai piani alti dell’Amministrazione sembra, però, aver quanto meno favorito un’interpretazione forzata delle manovre iraniane sul versante mediorientale contribuendo al clima da allarme rosso. In questo scenario il principale sospettato è il Consigliere della Sicurezza Nazionale John Bolton, un falco che si è più volte dichiarato favorevole ad un cambio di regime in Iran. Secondo alcune indiscrezioni proprio il Segretario di Stato Mike Pompeo avrebbe fatto capire al Presidente, delle cui direttive è considerato un fedele esecutore, di mal sopportare l’interventismo del Consigliere per la Sicurezza Nazionale accusato di drammatizzare e ingigantire i report d’intelligence sull’attività degli iraniani e dei loro alleati.