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C’è chi si accontenta di partecipare alla” Ruota della fortuna” e chi è nato per concorrere a Rischiatutto. Io modestamente “lo nacqui.”

Nel luglio del 1973 mi trovavo a Roma, ospite dei miei zii, in un esilio dorato, dove avevo terminato da poco gli esami di maturità. La parola esilio non è casuale perché nella capitale mi dovetti rifugiare dopo essere stato sprangato sotto casa dai compagni, a Milano, nel novembre 1972; i miei genitori mi spedirono in un’altra città, in una scuola privata a terminare gli studi ed a cercare di dimenticare.

Non avevo più niente da fare in quell’estate romana, se non divertirmi in attesa di ricongiungermi con la mia famiglia ; la mia memoria girava a mille, fresca per gli esami appena dati. Avevo appena visto una puntata di Rischiatutto dove concorrente era una ragazza di 18 anni; mi dissi “perché io no ?”.

Così mi misi a studiare il libro del” Guinness dei primati”, mandando a memoria un sacco di inutili dati, per altro curiosi e divertenti, una vera esaltazione del nozionismo fine a se stesso, anche un po’ una provocazione. Alla fine di settembre, sapevo a memoria circa quattrocento record di ogni genere, così mandai una lettera alla Rai, con cui chiedevo di partecipare a Rischiatutto. Utilizzai una carta intestata del Senato della Repubblica che un mio compagno di liceo aveva sottratto al nonno democristiano, una piccola goliardata.

Venni però preso molto sul serio perché a fine novembre mi arrivò a casa a Milano, dove nel frattempo ero tornato a vivere, un telegramma firmato dalle redazione di Rischiatutto che mi convocava per le selezioni dei concorrenti. Decisi di parteciparvi, spinto dalla curiosità di assistere alle selezioni, senza alcuna velleità di andare oltre.

Così il 17 dicembre del 1973, mi trovai negli studi della Rai insieme a tutta quella varia umanità che cerca un attimo di notorietà nella propria vita. Dopo una breve attesa, fui chiamato da alcuni collaboratori della redazione del programma, che mi sottoposero ad un fuoco di fila di domande di cultura generale a cui risposi in gran parte ; riuscii persino a rispondere esattamente alla domanda : “ chi era quel ciclista soprannominato testa di vetro ?” Era Jean Robic, l’unico corridore a vincere un Tour senza aver mai indossato in corsa la maglia gialla.

Dopo un’ora, come per incanto, mi ritrovai nella mitica sala di Rischiatutto, davanti a Mike Bongiorno in persona. Fu organizzata una finta puntata con vecchi cartelloni della trasmissione ed io riuscii a battere altri due aspiranti partecipanti. In sala c’era un certo turbamento perché filtravano tragiche notizie da Roma, dove all’aeroporto di Fiumicino, un commando palestinese aveva causato una strage. Quel giorno morirono una trentina di persone, tra cui cinque italiani, quattro adulti ed una bambina, ma quel tragico pezzo di storia del terrorismo internazionale venne dimenticato: gli autori infatti erano palestinesi e la strage non era politicamente spendibile.

Ad un certo punto, mi si avvicina qualcuno e mi dice che se Mike Bongiorno avesse stracciato un foglio con il mio nome, ciò significava che ero stato ammesso tra i concorrenti. Infatti fu così ed il popolare presentatore in persona mi disse che mi avrebbero chiamato presto.

Trascorsi tranquillo le vacanze di Natale ed all’Epifania ero già a casa. Quella sera verso le otto, squillò il telefono; rispose mia sorella, che mi chiamò e disse , con noncuranza : “ C’è Mike Bongiorno al telefono.”

“Che scherzi idioti “, commentai ed andai a rispondere.

“Ma lei , dove era andato a finire! L’abbiamo cercata tutta la settimana, domani in trasmissione abbiamo messo un altro !” mi investì il Mike nazionale.

Io naturalmente rimasi di sasso.

“Si presenti domani mattina nei nostri studi che fra otto giorni tocca a lei.” Concluse secco la telefonata Mike Bongiorno.

Così il giorno dopo ero nella redazione di Rischiatutto dove mi presentarono il tabellone della futura puntata : ogni concorrente aveva diritto a segnalare una sua materia preferita, le altre tre erano scelte dai curatori del programma. Per me fu scelta l’India. Poi senza preamboli un redattore cominciò a snocciolarmi quali domande avrebbero potuto farci, senza darmi il tempo di prendere nota . “ Potremmo chiederle qualcosa su una donna amata dal Leopardi, su un poeta indiano…” e via elencando.

Dal pomeriggio stesso iniziai a studiare comprendendo solo all’ultimo che compito del concorrente era solo mandare a memoria le risposte mentre un gruppo di amici e parenti doveva svolgere il ruolo di ricerca delle possibili domande.

Arrivò il gran giorno, e mercoledì pomeriggio del 16 gennaio 1974 ero negli studi ; Mike Bongiorno si era raccomandato di non mettermi giacca e cravatta, “ perché lei è un ragazzo di 19 anni e così deve apparire”.

Conobbi gli altri due concorrenti : la campionessa in carica, Gabriella Mondello che sarebbe poi diventata sindaco di Lavagna per Forza Italia ed un altro sfidante, Claudio Volontieri, di Garbagnate Milanese, un topo di biblioteca, uno che sapeva tutto.

La campionessa, prima delle prove, mi confidò che quella sera sarebbe stata l’ultima per lei, perché ormai i dati di ascolto mostravano una certa stanchezza nei suoi confronti da parte del pubblico televisivo.

“Alla fine mi faranno la domanda impossibile, per mandarmi a casa. Solo con Inardi non ci sono riusciti, fu lui a sbagliare apposta, quando ritenne che fosse giunto il momento di lasciare.”

Compresi che il mio ruolo era di contorno, che era già pronto il nuovo campione a subentrare alla plurivincitrice.

Nel pomeriggio ci furono le prove, un’altra finta puntata con altri vecchi cartelloni. Sabina Ciuffini, la valletta, lavorava a maglia in un angolo, mentre noi simulavamo una trasmissione.

Lo sfidante ufficiale era completamente nel pallone, ed io vinsi clamorosamente quella prova.

Mi sentivo molto sicuro, anche perché sapevo di non avere nulla da perdere, per me era un gioco.

Pochi secondi prima di varcare il piccolo tunnel che da dietro le quinte immetteva nella sala trasmissione, un autore (Paolo Limiti ?) mi avvicinò e mi chiese : “ Ma lei veramente conosce i primati del Guinness? Perché o è Pico della Mirandola o un kamikaze !”

Gli sorrisi e chiamato dal grido di Mike “Fiato alle trombe, Turchetti!”, entrai in trasmissione. Dopo i convenevoli, Mike mi chiese notizie della materia che presentavo e subito mi fece una domanda curiosa : ” Mi dica, qual è il record di sputo più lontano ?” Imperturbabile replicai : “ Controvento o a favore di vento ?” Questa divertente schermaglia dialettica venne presto interrotta dal Signor No, che ci disse : “ La trasmissione va in onda mentre la gente è ancora a tavola, questa la tagliamo!”

Mike Bongiorno, che aveva il senso dello spettacolo si arrabbiò, dicendo che Peregrini non capiva niente, ma ripiegò su un altro quesito : “ Ed il bacio più lungo?” Me la cavai con una battuta :” Quello è un primato che cambia ogni giorno…”

Oggigiorno quella censura risulta patetica, osservando gli spot di pannolini, saponi per l’igiene intima, paste per dentiere che vengono trasmessi ogni momento.

A quel punto iniziò la vera gara e risposi a nove quiz su dieci ed entrai in cabina relativamente tranquillo , mentre il signor Volontieri mi era rimasto dietro.

Partii subito in testa conquistando per primo il diritto a scegliere la domanda e rispondendo correttamente ad un paio di risposte finché non comparve il “Superrischio!” da 250000 lire. La domanda riguardava gli inventori del motore a scoppio, sapevo solo il primo, Eugenio Barsanti, ma ignoravo il nome del secondo, che era Matteucci, nonostante Mike mi supplicasse di dire un nome qualsiasi, sperando fosse quello giusto; per accontentarlo risposi :”Rossi”, tanto per dire.

Inutile aggiungere che precipitai in terza posizione, non riuscii più a risalire, Volontieri si rianimò e vinse la puntata, la Mondello, sbagliò , guarda caso, la domanda finale e la mia esperienza si concluse così, sottozero.

Per una settimana fui popolare come fossi oggi Fiorello, la domenica andai allo stadio , la gente mi salutava e ci fu chi non volle nemmeno farmi fare la fila al botteghino, facendomi passare avanti, chissà perché. Durò giusto sette giorni, però io comunque stavo attento ad uscire di casa, guardavo a destra e sinistra prima di varcare il portone, memore di quanto accaduto poco più di un anno prima.

Ed avevo ragione ; qualche giorno dopo, sul campo d’allenamento di atletica, il mitico Cappelli dalla pista storta, mi avvicinò Dario, uno dei miei compagni di staffetta ; con aria circospetta  mi confidò che durante un’assemblea di Avanguardia Operaia, a cui lui partecipava, era stato fatto il mio nome ed era stato posto il dilemma se sprangarmi di nuovo. “Io sono intervenuto e li ho rassicurati che non fai più politica ed hanno lasciato perdere:” mi disse , ma lo fece senza orgoglio quasi contrariato di avermi salvato la vita.

Anni dopo mentre ero a Radio University, venni a sapere che l’indomani della trasmissione, alcuni ragazzi del liceo Manzoni , conosciuti come simpatizzanti di destra, furono avvicinati dal servizio d’ordine del Movimento Studentesco e spintonati, con qualcuno che li minacciava dicendo : “ Allora cos’è la storia che i camerati vanno a Rischiatutto?”

Questi poveretti cascarono giù dal pero, non sapendo di cosa i compagni parlassero. Per anni non seppero spiegarsi quella sortita fino a quando un giorno, parlando con me, non entrarono su quell’argomento, casualmente.

Per me quella esperienza a diciannove anni fu una piccola importante avventura, che a posteriori compresi veramente rischiosa. Perché lo feci ? Per curiosità certamente, ma anche per il desiderio di voler essere come tutti gli altri giovani della mia età, di uscire dal recinto in cui ero costretto a vivere con il marchio del “fascista”, e poi forse inconsciamente per mostrare ai miei mancati carnefici che ero ancora vivo e non portavo nemmeno sul viso i segni delle loro sprangate.