Nel vedere il volume di Fontana Un Paese senza leader, riemergere da una pila di altri libri, ho temuto di avere tra le mani un lavoro superato, anacronistico, nonostante la presentazione piuttosto fresca.

Basta leggere il titolo del I capitolo Sull’orlo del burrone e ragionare visivamente sulla vignetta della copertina dovuta ad Emilio Giannelli per concludere che la fatica di Fontana è anticipazione viva e accettabilmente scritta del voto del 4 marzo e delle travagliate quanto confuse settimane successive fino al varo del gabinetto Conte.

Lo sguardo non è limitato al contingente, al momentaneo ma all’insieme dei 25 anni di Seconda Repubblica, con tutti i suoi uomini, i suoi partiti, che “ci consegnano un sistema politico al limite del collasso o dell’impazzimento, dipende da punti di vista”.

Fontana non si trattiene davvero dal recare “vasi a Samo” con il conformistico omaggio ad un soggetto esibizionista e vanitoso come Macron. Ammette però la “balcanizzazione” subita dal Parlamento con l’applicazione della legge, che reca il nome dell’attuale presidente della Repubblica, e la articolazione fragile del movimento di Grillo, che pochi avrebbero immaginato si potesse alleare con il leghismo a sua volta pronto a contestare fino all’esagerazione mosse ed idee del raggruppamento dei casaleggini.

Rivisitate le parabole dei due egolatri, il lombardo ed il toscano, nota per il secondo “i tanti fronti polemici che gli fanno perdere di vista due partite decisive e dalle conseguenze pesantissime: le nuove norme sulle crisi bancarie con i fallimenti parzialmente a carico dei correntisti e le regole stabilite per l’arrivo dei migranti, che consegnano all’Italia l’obbligo esclusivo di assisterli e mantenerli sul proprio territorio”.

Il direttore del “Corriere della Sera” descrive per sommi capi le disfunzioni della sinistra classica e poi del cattocomunismo con Prodi, e la crisi irreversibile del centrosinistra.

Al di là dei progetti più o meno remoti, dei propositi più o meno caldi, Fontana riprende, condividendole, le valutazioni di Polito e di De Vico sui fondamenti unicamente bottegai e mercantili della linea comportamentale leghista, priva di ideologia.

Non mancano quotidianamente difficoltà, problemi e contrasti. La consultazione di domenica 10 giugno, in attesa dei tanti ballottaggi, ha espresso orientamenti sottovalutati e disprezzati. Il movimento grillino ha subito una pesante, eloquente bocciatura a Roma, la sinistra, ridotta a livelli percentuali penosi in alcune città un tempo simbolo del potere “rosso” (27,4 % a Siena, 32,3 % a Pisa e 33,9% a Massa), è riuscita conservare il Sindaco di Brescia, nonostante la crescita della Lega, a causa dell’ennesima prova incolore degli “azzurri”.

Viene esibito come successo eclatante la designazione a Catania di un europarlamentare del movimento del “cavaliere” senza degnarsi di rilevare che nella città dell’Etna opera da sempre con risultati salienti e solido seguito un certo Nello Musumeci.

 

 

 

 

 

 

LUCIANO FONTANA, Un Paese senza leader. Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi, Milano, Longanesi, 2018, pp.224. €22,00