Esci di casa e incappi ad ogni passo in escrementi animali e non di rado umani. Sui marciapiedi ciclisti, motorette, spesso anche auto. All’ingresso dei negozi questuanti di varie etnie, come all’interno di bar e ristoranti, sui tram, sugli autobus, sui treni, nelle stazioni, perfino negli ospedali. Frequenti anche i banchetti con addetti in pettorine variegate, che sollecitano offerte per le più disparate finalità filantropiche. Le stesse o del genere di quelle che gli schermi di tutte le TV rovesciano sugli utenti, suggerendo oboli telefonici o postali. È un accattonaggio onnipresente e permanente, pubblico e privato, che si aggiunge all’esazione obbligata di imposte, tasse e gabelle statali, regionali, comunali in misura superiore e per servizi inferiori rispetto agli altri Paesi europei.

In un contesto di un analfabetismo di ritorno sempre più allarmante, d’insicurezza diffusa, di crescente disoccupazione, di calante assistenza sanitaria, di reddito decrescente. Regresso economico, declassamento sociale, peggioramento della qualità della vita affliggono la maggioranza degli italiani, che tuttavia mantengono e sostengono innumerevoli e fameliche nomenclature burocratiche, politiche e sindacali e un vasto arcipelago di organismi ed associazioni sedicenti “senza scopo di lucro”, che invece lucro provvedono a piene mani ai promotori ed agli organizzatori, come le molteplici vicende giudiziarie di cooperative ed ogm “umanitarie” e “sociali” dimostrano.
Una montagna di oneri, che preme su cittadini già schiacciati dal fisco legale e da quello imposto dalla criminalità organizzata e comune. Intanto lievita vistosamente e impudicamente l’arricchimento e la ricchezza di alti burocrati, amministratori di banche, gestori di enti economici e aziende pubbliche tanto corrotti quanto incapaci, sempre impuniti. Grazie alla compartecipazione ed alla complicità degli arbitri e dei controllori designati e degli “showman” dei media – stampa, televisione e spettacolo -, che ci “insegnano” il mondo, da Trump a Putin, e ci nascondono l’Italia.
Eppure non c’è un sussulto di ribellione. Nei giorni in cui in Romania un popolo piega Parlamento e Governo a retrocedere da provvedimenti di salvaguardia per i corrotti, noi subiamo di pagare alle banche i debiti insoluti dei nababbi, da De Benedetti a Caltagirone a Zonin. Talora alziamo la voce per una questione di bottega, come i tassisti in questi giorni. Ma poi si torna a seguire il festival di San Remo e a votare “democratico”, da Renzi ad Alfano, da Casini a Berlusconi.
Povera Italia! Davvero non è più un bel paese.