E’ tradizione delle confederazioni sindacali celebrare in qualche modo la festività del 1° Maggio, festa del lavoro e giornata in cui si consegnano ai lavoratori anziani che hanno contribuito allo sviluppo delle loro aziende la “Stella al Merito del Lavoro”, onorificenza istituita dal Governo Mussolini nel 1923 (mentre nel 1898 era stata istituita dal Re Umberto I^ quella di “Cavaliere del Lavoro”, riservata agli imprenditori). La festa è l’occasione per svolgere delle riflessioni sulla situazione del lavoro in Italia e sulle prospettive di sviluppo del Paese, ed anche per ricordare momenti salienti della storia nazionale.

Quest’anno ci sono state due diverse manifestazioni. I sindacati Cgil, Cisl, Uil si sono recati a Portella delle Ginestre, in Sicilia, per ricordare il 70° anniversario della strage di contadini riuniti in quella località per la festa del lavoro, che fu effettuata dalla banda di Salvatore Giuliano, già indipendentista ed autodefinitosi “colonnello dell’Esercito di liberazione della Sicilia”. Proposito lodevole, che però è di carattere storico e non affronta le tematiche contemporanee: fra l’altro, quell’episodio ha anche molti lati oscuri sulle motivazioni ed i mandanti dell’eccidio tant’è che l’on. Bindi, presidente della Commissione Antimafia, ha affermato di voler rendere noti i documenti sulle indagini rimasti “secretati” per ben settant’anni!

L’altra confederazione sindacale nazionale, l’Unione Generale del Lavoro che s’ispira ai principi del sindacalismo nazionale, ha organizzato invece una “tre giorni” di dibattito a Latina, città che anche per le sue modalità di edificazione nell’ambito delle preesistenti “paludi pontine” è simbolo di quello che può realizzare il lavoro ben organizzato e guidato all’Italia. E, in aderenza alla concezione che la festa del lavoro deve anche rappresentare un momento di analisi e di confronto sulle problematiche sociali del momento, essa si è caratterizzata a Latina da mostre e dibattiti con protagonisti di rilievo.

Le mostre riguardavano: la visione del lavoro nell’arte; la storia del sindacalismo nazionale; l’umanesimo del lavoro; la redenzione delle terre pontine.

I dibattiti invece hanno visto la presenza dei sindaci del territorio (Latina, Aprilia e Pomezia); di parlamentari e consiglieri regionali del Partito Democratico, del Movimento Articolo 1; della Lega Nord; di Forza Italia; di “Idea”; di “Fratelli d’Italia”. Per questo partito la presidente nazionale Giorgia Meloni è intervenuta ad un dibattito con il segretario generale dell’Ugl Paolo Capone che è stato presieduto dal giornalista già della Rai Roberto Rosseti.

Vi erano poi cattedratici come il prof. Giuseppe Parlato e Bernardino Quattrociocchi, dirigenti delle locali associazioni datoriali dell’industria e dell’agricoltura ed ovviamente i dirigenti nazionali del sindacato.

Ma non si è trattato solo di visite e saluti di cortesia. Gli argomenti trattati sono stati innanzitutto il problema dei giovani visti come patrimonio e futuro dell’Italia che lavora, e quello delle infrastrutture indispensabili per l’ammodernamento del Paese con particolar riferimento all’opera stradale Roma Latina. In questo quadro, si è detto che il sindacato e la politica devono cooperare insieme “per un’Italia da ricostruire”, al fine di assicurare ai cittadini il miglior utilizzo delle strutture sociali e civili, far sviluppare le imprese e creare nuova occupazione visto che siamo difronte – ironizzando sulla vecchia dizione degli “uffici del lavoro e della massima occupazione” – alla “piena dis-occupazione”.

Si è parlato anche di famiglia, come una risorsa nell’ambito del “welfare” di comunità.

Ma il dibattito principale si è basato, in termini di stringente attualità, sulle promesse mancate, ed anzi sulle crisi provocate, della “globalizzazione ed Unione Europea”. I numeri riguardanti la crisi provocata dalla globalizzazione, e dall’inerzia dell’Europa a questo riguardo, sono drammatici per quanto riguarda l’Italia. Alcune cifre lo confermano: fra tredici anni l’Italia diventerà la 15^ economia del mondo, superata da Turchia, Arabia Saudita e Corea del Sud, e sarà alla pari con Paesi come il Messico ed il Bangladesh. Quindi, sarà esclusa dal “gruppo dei sette” che si riunirà a Taormina il prossimo mese di giugno, e forse lo sarà anche dai “G-20”….Ovviamente la Cina si è già collocata al primo posto, superando il p.i.l. statunitense.

Il sindacato ha ribadito anche a Latina le sue critiche soprattutto all’Europa che con la sua inerzia ha consentito da un lato alla Cina, insieme ad altri Paesi orientali, d’invadere con le loro merci a basso prezzo ed a bassa qualità i nostri mercati senza porre condizionamenti all’importazione anche in sede dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (il recente caso del riso, esposto dai media, è indicativo, ma ci sono tanti altri esempi); e dall’altro ha lasciato fare, senza intervenire, che i propri Paesi membri si facciano concorrenza sleale tra di loro basandosi sui bassi costo del salario e delle imposte, favorendo così le delocalizzazioni delle imprese che non hanno apportato nuova occupazione ma l’hanno solo trasferita da un Paese all’altro.

Su queste tematiche l’Ugl sta svolgendo una sua conferenza programmatica che si svolgerà a maggio.

Si può quindi affermare come, nel momento in cui i cittadini ed in particolare i lavoratori vorrebbero essere tutelati da una politica di “sovranità nazionale”, deve essere proprio il sindacato – che per sua finalità rappresenta i lavoratori di un determinato Paese – a farsene carico per primo. Cosa che però non tutte le “parti sociali”, sindacati ed associazioni datoriali, svolgono, lasciando incancrenire la crisi.