Beppe Grillo chiama il popolo pentastellato a votare on line – come da abitudine – circa il seguente quesito: “è giusto tutelare la gratuità della scuola dell’obbligo e ridestinare alle scuole statali le risorse attualmente stanziate per le scuole paritarie?”.

Il movimento alterna nei confronti del mondo cattolico rare strizzatine d’occhio e un anticlericalismo da fossa dei leoni, con prevalenza di quest’ultimo. Può darsi che tale tecnica della doccia scozzese serva a preparare il campo a qualche tentativo di accordo, ma se guardiamo a ciò che accade in quel di Torino, diremmo che quando la politica pentastellata diventa concreta amministrazione, per la Chiesa e i suoi principi – sempre che Essa ci tenga ancora – sono dolori.

La polemica contro le scuole paritarie, in particolare, è tipica di un laicismo assai stantio e possiede lo spessore culturale di una chiacchiera da bar sport, ma non è detto, per questo, che non possa trovare applicazione in una prossima e radiosa era grillina. D’altra parte anche l’intervento del sottosegretario all’Istruzione Toccafondi non coglie completamente nel segno, a nostro avviso, quando osserva che la misura penta stellata determinerebbe in realtà un aggravio di spesa a carico dello Stato, il quale dovrebbe costruire nuove scuole e assumere nuovi insegnanti per rimpiazzare le scuole paritarie che, a causa del taglio dei contributi, verosimilmente chiuderebbero i battenti.

L’osservazione del sottosegretario è in sé corretta, ma la questione non può essere soltanto economica. La posta in gioco è la libertà delle famiglie di scegliere il tipo di istruzione ed educazione da impartire ai ragazzi: questo bisogna dirlo forte e chiaro. In un periodo di forte omologazione, le scuole paritarie con i loro specifici progetti educativi possono essere considerate, dalle famiglie, più coerenti con i propri valori di quanto non sia una scuola statale in cui la teoria del gender tracima ormai da ogni parte e la situazione disciplinare è spesso compromessa. Sempre, beninteso, che non siano le stesse paritarie a volersi omologare alla scuola di stato.