Inseguire gli avversari politici per raccoglierne strada facendo le idee e farle proprie è operazione che può produrre qualche risultato nel breve periodo, ma già nel medio è apportatrice di danni di immagine e conseguentemente di consenso. Mi riferisco con ciò alla furia giustizialista che da qualche tempo sembra pervadere la Lega e FdI, i quali – non si sa se incoscientemente o con piena avvertenza – sono oggi, nei fatti, solerti caudatari dei pentastellati.

Il referendum finemente definito del taglio dei deputati è quanto di più demagogico sia dato vedere negli ultimi anni in ambito politico. Esso tira e riannoda i fili dell’ antipolitica presente in varie forme nella storia dell’Italia democratica e materializzatasi infine nel movimento Cinque Stelle. Si tratta di un fenomeno politico il quale, nella sua sostanza, capitalizza un grumo di sentimenti assai poco nobili quali l’invidia e il rancore, e che raduna schiere – con le dovute eccezioni – di scarso pregio.

L’ultima volta che si verificò, a Destra, un simile fenomeno, fu ai tempi di “mani pulite”, quando sui muri compariva la scritta “Di Pietro facci sognare”. L’ubriacatura giustizialista finì, come si ricorderà, con l’eliminazione della classe politica democristiana e socialista. Probabilmente in sé non era un gran danno, ma rafforzò le Sinistre rimaste immuni da significative azioni giudiziarie e aprì la strada, nel rimescolamento di carte che ne seguì, a quel partito liberal-conservatore che era Alleanza Nazionale, ingloriosamente defunto nel modo che tutti sanno.

L’auspicata diminuzione dei parlamentari, peraltro, secondo fonti attendibili produrrebbe  un risparmio stimabile tra i 50 e gli 80 milioni, alquanto modesto se rapportato all’intero bilancio dello Stato. Si qualifica dunque come un’iniziativa eminentemente politica della quale i grillini sono gli sponsor, e dalla quale sono di conseguenza gli unici a trarre vantaggio, volonterosamente aiutati dagli utili idioti (nel senso leniniano) di cui sopra.

Che la vulgata grillina sia virulentemente contagiosa si capisce anche dall’autentica caccia grossa alla ricerca dei famigerati cinque che hanno chiesto il bonus marzolino di 600 euro erogato dall’INPS, e che sembra abbiano ottenuto in tre. Se si deve convenire sull’inopportunità di tale richiesta da parte dei parlamentari, è però evidente che la norma che istituiva il sussidio prevedeva inizialmente poche limitazioni, e quindi autorizzava a tanto: il primo e maggiore sbaglio, dunque, è stato del Governo. In ogni caso è grottesca la gara a chi è più severo con se stesso che si è scatenata fra i partiti cui appartengono i reprobi, partiti che hanno infine abbandonato ad leones i loro esponenti pubblicandone i nomi. La paura del verbo pentastellato è insomma talmente paralizzante che impedisce di vedere le cose nelle loro giuste proporzioni.

In tal modo il legislativo si conferma il minus habens fra i tre poteri costituzionali: mentre l’esecutivo spadroneggia a colpi di dpcm e prepara l’offensiva d’autunno,  e il giudiziario sopravvive impavido a qualsiasi scandalo (che infatti sparisce sulla stampa come per un incantesimo di Harry Potter) i parlamentari sono talmente inutili che meritano, loro sì, di essere tagliati di un terzo del numero. Ritorna l’Italia, del resto mai morta, di  Cola di Rienzo, di Masaniello, di Ciceruacchio.