La c.d. “grande stampa”, assolutamente allineata o, per meglio dire asservita alle posizioni e alle scelte del “capodelegazione” del PD nell’esecutivo giallorosso, ha preso in considerazione il progetto del ministero, “guidato” dal prode ferrarese, per la creazione di un istituto culturale autonomo, destinato a fondere il Vittoriano e Palazzo Venezia ed avere la “fortuna” , decisiva ed esaltante, con la nomina di un “superdirettore”, logicamente, per la nostra terra di trogloditi e di analfabeti, con bando internazionale, di toccare  vertici culturali mai conseguiti.

   I passaggi essenziali, presentati in apertura, provano una mentalità meramente mercantile, seppur carica di snobismo, e sono “un biglietto integrato per i due monumenti” ed “inediti percorsi di visita”.

   Il Vittoriano e Palazzo Venezia, secondo una formula ad uso e consumo dei  turisti “mordi e fuggi”, “si puntellano come quinte scenografiche”, sono stati costruiti – aspetto forse sfuggito a Franceschini e ai suoi suggeritori ministeriali – a molti secoli di distanza l’uno dall’altro.

   Il monumento a Vittorio Emanuele II è stato eretto a partire dal 1885 ed è stato inaugurato il 4 giugno 1911. Le sue opere, ispirate alle virtù ed ai sentimenti degli italiani durante il Risorgimento, lo hanno reso uno dei simboli patri. Ospita poi e non da oggi l’Istituto di Storia del Risorgimento Italiano.

   L’altro palazzo – si badi alle date per giudicare la congruità della fusione- è stato iniziato nel 1455 e terminato nel 1467. In periodi successivi è stato utilizzato come ambasciata della Repubblica di Venezia. Dal 1797 è passato in proprietà dell’Austria, che vi ha posto la sede dell’ambasciata presso la Santa Sede. Nel 1867, nel periodo in cui con gli italiani si “scambiano cortesie ed omaggi floreali”, assume il titolo altisonante di rappresentanza diplomatica dell’impero austro – ungarico.  Nel 1916, infine, è espropriato dallo Stato nazionale come (giusta e sacrosanta) rappresaglia per i bombardamenti di Venezia, compiuti dagli asburgici in quei mesi con particolare violenza ed accanimento.

   Oltre ad essere quindi separati, come sottolineato, da secoli sul piano puramente edificatorio, Vittoriano e Palazzo Venezia hanno vicende contrapposte, tali da renderli storicamente (ammesso che la storia abbia ancora un senso ed un valore) incompatibili ed inaccostabili.

   Nel clima dilagante e devastante del consumismo non poteva ovviamente mancare la manovra esibizionistica, lo “scoop”, motivo di cassetta. Tra i compiti del nuovo direttore, “venuto da cielo in terra a miracol mostrare”, rientra con immaginabile sconvolgimento della storia, sempre più negletta, la fruibilità al pubblico del bunker di Mussolini, certamente “bestemmiato” dai visitatori.

   Il resto della riforma non risulta alcuna novità culturalmente credibile ed accettabile. Si tratta quasi esclusivamente di rimaneggiamenti organizzativi, sulla cui utilità si prospettano meraviglie e non si considerano gli effetti della polverizzazione e dell’autonomia. La novità più rilevante, con tutta probabilità materia elettorale in vista delle Regionali campane, è rappresentata dalla classificazione come “nazionale” della Biblioteca dei Girolamini a Napoli.

   Uno degli articoli, quello de “Il Messaggero”- il che vale non poco – si chiude ironicamente con la segnalazione dell’installazione, prevista nella riforma, “di bar caffetteria” e di “book – shop”.