Pochi giorni, una decina, sono bastati perché accadesse un fatto molto grave, e mi riferisco ovviamente all’improvvisa decisione Occidentale di intervenire in Siria. In un precedente articolo avevo avuto modo di scrivere che condividevo le politiche economiche protezionistiche selettive “trumpiane” concernenti i dazi; scelte economiche quelle di Trump che sono state duramente contestate da mezzo mondo e viste come pericolo per il capitalismo globale. L’ironia della sorte (ma non mi sorprende più di tanto a dire il vero), è che ad appellarsi al WTO, è stata la Cina, che ha chiesto che siano rispettate le regole del libero mercato globale.

Insomma, la globalizzazione, nata “capitalista”, finisce per morire comunista. Comunista si fa per dire, perché in Cina di comunista è rimasto solo il nome del partito che occupa il potere. Però in Cina mancano democrazia e diritti, e se la globalizzazione e il libero mercato, lo difendono a spada tratta questa nazione antidemocratica, la questione dovrebbe invitarci a qualche riflessione. Quindi mi ero schierato, e resto schierato a favore del protezionismo economico di Trump e resto convinto che aver evitato a Hillary Clinton di entrare alla Casa Bianca sia stata una benedizione.

Ma nell’articolo nel quale difendevo le scelte economiche del Presidente Usa, mi affrettavo anche a precisare che non ero “trumpiano”, e ne spiegavo anche sommariamente le ragioni. C’è una tendenza esotica ed esterofila in Italia, che è un po’ infantile, dove i presidenti Usa democratici o repubblicani, diventano a turno, i modelli da seguire: per cui per la sinistra il mito di Berlinguer, cede posto a quello di Obama, mentre quello della destra di Almirante è rimpiazzato da Trump, e ci s’illude di poter trapiantare in Italia e in Europa, i modelli del democraticismo e del repubblicanesimo. Avessimo un po’ più d’amor patrio e di cultura politica, non andremmo a cercar fuori modelli che nulla centrano con quelli della nostra storia nazionale.

Ma la vera questione è un’altra: dopo le guerre in Afganistan, in Iraq, in Libia e dopo aver appoggiato le primavere arabe e sobillato i ribelli in Siria con la speranza di rovesciare Assad, l’Occidente – e per l’esattezza Usa, Gran Bretagna e Francia (sempre loro ovviamente) – hanno deciso un attacco missilistico contro la Siria. Le ragioni (ufficiali), le conosciamo, ovvero, il presunto uso di gas chimico che il regime di Assad avrebbe usato contro i ribelli. Secondo i gendarmi del mondo, era necessario intervenire duramente, per persuadere il governo siriano a ripetere l’atto criminoso. Ma la Siria, e la Russia – che combatte a fianco di Assad – negano che siano stati usati gas e accusano l’Occidente di aver cercato un volgare pretesto per attaccare la Siria. E onestamente, c’è da credere questa sia la verità.

Deve essere chiaro una volta per tutti che Assad e Putin, in Siria, stanno combattendo proprio contro quei terroristi islamisti che a parole l’Occidente dice di contrastare, e che invece, finora, hanno fatto il nulla cosmico. Nessuno come Assad e Putin ha fatto così tanto nella lotta contro il terrorismo islamista, e in questa lotta le forze “lealiste” stavano oramai per completare la vittoria. Mi spiegate per quale ragione il governo di Assad avrebbe dovuto usare i gas proprio adesso che aveva quasi vinto, attirandosi su di sé gli strali della comunità internazionale? La tesi non regge! È un insulto all’intelligenza.

La verità è che a fomentare il ribellionismo terrorista è proprio l’Occidente, che lo usa per destabilizzare l’Occidente e per far cadere il regime di Assad, impossessarsi delle risorse energetiche ed economiche e accerchiare ulteriormente la Russia, e quando gli Yankee hanno capito che i ribelli-terroristi stavano soccombendo sotto la soverchiante potenza di fuoco congiunta russo-siriana, hanno dovuto inventarsi qualcosa, e siccome oramai l’Occidente ha perduto tutto, anche la fantasia, l’unica idea che hanno saputo tirar fuori è la solita, vecchia, rancida storiella delle “armi di distruzione di massa”.

Ma la storia l’abbiamo oramai imparata a conoscere, infatti, ancora stiamo aspettando che trovino le armi sterminatrici di Saddam Hussein, quelle sulle quali, per intenderci, Tony Blair, anni dopo, con una “faccia di tolla” incredibile, ha ammesso d’aver mentito, senza che per questa menzogna – costata la vita a una moltitudine di persone, spezzate dai criminali bombardamenti della Nato – l’ex primo ministro britannico, abbia mai scontato nulla (privilegio dei potenti del mondo). Neppure possiamo essere così ingenui da credere realmente che l’obiettivo non sia quello di rovesciare Assad, i precedenti dell’Iraq di Saddam e della Libia di Gheddafi, insegnano. E a parte l’immoralità della guerra in sé, e l’inviolabilità della sovranità territoriale altrui, dobbiamo anche ricordare che l’invasione d’immigrati che è cresciuta in questi anni è stata fortemente alimentata proprio dalle guerre che abbiamo scatenato su quei territori, rovesciando gli unici regimi che permettevano di tenere uniti quei popoli e consentirne l’ordine sociale.

E naturalmente, nel caso specifico dell’attacco in Siria (un attacco tra l’altro completamente, ridicolamente, fallito, in quanto più della meta dei missili americani e britannici sono stati abbattuti dalla contraerea siriana), incombe il rischio di una reazione russa e quindi di una sconsiderata escalation globale che dobbiamo scongiurare assolutamente.

In attesa che in Italia si arrivi finalmente a un governo, che naturalmente i gravi fatti siriani rendono più urgente, c’è da registrare che il partito politico italiano che si è mostrato piùinterventista”, è il “pacifista” Partito democratico che ha avvertito il centrodestra che “il Patto Atlantico” non si può discutere. Belle e ferme le parole di Meloni e Salvini che hanno criticato senza appello l’intervento americano, (tra l’altro avvenuto senza mandato Onu, e senza che il Presidente Usa consultasse il Congresso, nuovi percorsi delle democrazie liberaloidi), tanto da far aumentare le speranze nella nascita di un governo “sovranista”, che non intenda “l’alleanza” come “sudditanza”. Ascoltando Giorgia Meloni, appare felicemente lontana la “destra americaneggiànte” di Gianfranco Fini e la cosa non può che fare piacere.

Ma purtroppo, da osservatore che “vive” all’interno dell’ambiente della destra, devo anche denunciare con forza, alcuni gravi rischi che la destra d’oggi e soprattutto di domani, corre: scambiando opinioni con elettori, simpatizzanti ma soprattutto militanti di Fratelli d’Italia, ho avuto modo di riscontrare che non tutti la pensano come me (e la Meloni), ma ci sono, anche a livello di coordinatori locali del partito, personaggi che sostengono che “queste guerre non solo vanno combattute ma vanno vinte, perché il mondo qualcuno lo deve governare ed è meglio che lo faccia l’Occidente con gli Usa per togliere risorse economiche ed energetiche a quelle nazioni antidemocratiche”, per poi sottolineare che le loro idee sono “di destra americana”. Ciò significa che purtroppo, l’influenza di Fini e di quella che è stata Alleanza nazionale, è ancora presente, che gli errori che An ha commesso, le sue guerre in Iraq e in Libia che hanno provocato morte e distruzione, oltre alla fuga di masse d’immigrati, quelle idee che hanno polverizzato (com’era inevitabile) il consenso elettorale del partito di Fini, e che adesso inchiodano Fratelli d’Italia alla sua misera e umiliante percentuale, quegli errori, sono presenti, e di questo dobbiamo essere coscienti, perché fin quando non avremo risolto questo problema, continueremo imperituri nel fatale errore.