Incredibile ma vero, c’è un piccolo frammento di Grecia che non detesta l’Unione europea. Anzi. Quella che per la stragrande maggioranza degli ellenici è solo un’avida matrigna per alcuni è una madre benefica. Persino generosa. Stiamo parlando degli abitanti di Tilos, un fazzoletto di 64 kmq a forma di cavalluccio marino sparso nel mare del Dodecaneso. Ovviamente i circa cinquecento residenti non sono impazziti e non smaniano certo d’amore per frau Merkel e gli euroburocrati ma — a differenza di molti loro connazionali — hanno saputo districarsi con sagacia negli ingarbugliati regolamenti europei e realizzare il loro progetto: la completa autonomia energetica. Sole e vento.

Si tratta di un sogno lungamente accarezzato e fortemente condiviso dalla piccola comunità esasperata dai lunghissimi blackout energetici che, soprattutto d’estate, bloccavano ogni attività. Per lunghe ore — otto, dieci, mezza giornata — niente luce, niente aria condizionata ma tanti frigoriferi bollenti e quintali di alimenti buttati nella pattumiera. Un disastro. La colpa era del vecchio cavo sottomarino che dalla vicina Kos portava faticosamente l’elettricità sull’isola, una situazione che con la crescita del turismo (circa 13mila visitatori all’anno, numeri limitati ma già impegnativi per una micro realtà come Tilos) era divenuta impossibile.

Nel 2015, stufa del disinteresse del governo d’Atene, la volitiva sindaca Maria Kammas Aliferi ha deciso di rivolgersi direttamente all’Unione europea. Un azzardo fortunato. Grazie al denso dossier preparato dall’Istituto d’educazione tecnologica del Pireo, Tilos è stata inserita nel programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, un piano dedicato ai progetti d’eccellenza scientifica. Da Bruxelles è così arrivato un finanziamento di 11 milioni di euro (l’80 per cento dei costi dell’opera) a cui si sono sommati altri quattro assicurati dai privati. Alla firma del protocollo il gruppo Eunice Energy, l’azienda nazionale leader delle rinnovabili, ha installato nel cuore dell’isola pannelli fotovoltaici (con una capacità di 400 kilowatt) e completato proprio quest’estate una avveniristica turbina eolica che a regime dovrebbe produrre sino a 800 kWh. Dal 2019, se i test attualmente in corso confermeranno le previsioni, Tilos sarà la prima isola dell’intero Mediterraneo (e non solo) a rottamare per sempre gli antiquati e mefitici generatori diesel per diventare interamente e completamente ecosostenibile. Un primato importante e un esempio per molte situazioni similari. In Grecia come per tutto il “grande Mare”, Italia insulare (e non solo..) compresa.

Per più motivi. Il “Tilos Techology Innovation for Local Scale Optimun Integration of Battery Energy Storage” ha delle caratteristiche decisamente interessanti: grazie all’installazione di due accumulatori al sodio/cloruro di nikel, le batterie ibride di nuova generazione permettono già dall’anno scorso lo stoccaggio dell’energia (eolica e solare) accumulata e la sua distribuzione su una microrete intelligente — un sistema “stand alone”, ovvero autonomo — che consente importanti risparmi. Per ottimizzare il tutto ovunque — abitazioni private, esercizi pubblici, alberghi — sono stati installati contattori di nuova generazione capaci di prevedere i picchi consumo. Il surplus verrà poi rivenduto e inviato alle isole vicine.

Un successo pieno di cui Maria Kammas è giustamente fiera. «Questo progetto d’indipendenza energetica è la conseguenza dell’impegno ecologico e ambientale che l’isola ha intrapreso fin dal 1993. In quell’anno», ha ribadito la sindaca «il nostro Comune ha abolito sul suo territorio la caccia, per primi in tutta la Grecia! Nel 2006, l’isola è stata dichiarata parco nazionale e inserita nella rete europea per la protezione dell’ambiente». Non a caso l’intero progetto è basato su un assoluto rispetto per la natura, per la biodiversità; prima d’installare la turbina un team di specialisti ha monitorato per due anni le abitudini delle 150 specie d’uccelli che da sempre svolazzano sul territorio. Altrettanta attenzione, prima d’installare i pannelli fotovoltaici, è stata dedicata alle 650 varietà di piante che impreziosiscono l’isola.

Inevitabilmente la piccola Tilos è diventata un modello di sviluppo alternativo alla massificazione turistica — voli low cost, cemento, volgarità, inquinamento — che sta stravolgendo Rodi, Mikonos, Santorini e dintorni ma anche l’ennesimo nodo polemico della litigiossima politica greca. Tra le tante voci dissonanti vale la pena di riportare quella di Nikos Mantzaris, responsabile del WWF greco; intervistato dalla stampa francese l’ecologista ha stigmatizzato la sordità e l’abulia del governo Tsipras sulle politiche ambientali e non solo. «I ministri di Atene preferiscono continuare a puntare sul petrolio autorizzando costossime ricerche di giacimenti nell’Egeo piuttosto che analizzare e riprendere la lezione di Tilos. Eppure la terribile crisi finanziaria del Paese poteva e doveva essere l’occasione per coniugare preoccupazioni economiche ed emergenze ambientali. Basti pensare che lo Stato spende annualmente oltre 700 milioni di euro per elettrificare i nostri arcipelaghi. Optando per le energie rinnovabili, la Grecia avrebbe risparmiato capitali importanti e, magari, aiutato i nostri pensionati».

Un ragionamento serio che pochi in Grecia hanno ripreso o approfondito. Dal profondo del Dodecaneso la sindaca Maria preferisce però non intervenire nelle diatribe ateniesi e si gode il suo paradiso verde. Il nuovo sistema energetico ha dato lavoro a venti locali — visti i numeri, un dato non trascurabile —, ha permesso di riasfaltare le strade e d’acquistare un traghetto. Piccoli ma importanti passi in avanti per una comunità da sempre periferica, marginale. In ogni caso la linea è tracciata. Tutta ecologica. «Non vogliamo un aeroporto, ma perfezioneremo il riciclaggio dei rifiuti e sosterremo l’uso di vetture elettriche». Buone idee da riprendere anche in Italia.