È incredibile. Una piccola statua sta provocando un terremoto diplomatico. Tutta “colpa” del sindaco di Trieste Roberto Di Piazza e della sua giunta che hanno voluto ricordare Gabriele D’Annunzio in modo degno, dedicando al maggiore poeta italiano del Novecento un monumento. Attenzione, non una statua equestre, quelle che una volta si ergevano per i sovrani e i condottieri, ma una ben più modesta (e mite) raffigurazione del Vate assorto nella lettura. Un omaggio in linea con le altre statue d’artisti disseminate nel centro cittadino.

Tutto bene? No. Per i modesti politici croati è troppo… In una nota di protesta consegnata ieri all’ambasciatore d’Italia a Zagabria, il governo balcanico ha «condannato nel modo più deciso» l’inaugurazione della statua di D’Annunzio a Trieste «proprio nella giornata che marca il centenario dell’occupazione» di Fiume. È un atto che «contribuisce a turbare i rapporti di amicizia e di buon vicinato tra i due Paesi». Boh..



«D’Annunzio – ha risposto il sindaco Di Piazza – è stato un grande italiano come ce ne sono stati tanti altri e dobbiamo essere orgogliosi di lui». Polemiche «create artificialmente», gli ha fatto eco Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani: D’Annunzio viene raffigurato quale «uomo di pace e sta benissimo accanto a Svevo, Joyce e Saba», statue già presenti in città. Da anni, ha ricordato Guerri, «intrattengo rapporti amichevoli con i musei e l’amministrazione comunale di Fiume, e mi dispiace che le autorità croate abbiano preso come una provocazione l’inaugurazione di una statua di D’Annunzio a Trieste». Insomma, il poeta è storia nostra e lo celebriamo come vogliamo. Rassegnatevi…