Sabato 25 marzo i principali leader europei celebreranno nella nostra Capitale il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, con i quali nel marzo del 1957 si diede vita alla CEE. Sarà con molta probabilità un festival dell’ipocrisia, nel quale Merkel e soci festeggeranno quell’Europa che hanno contribuito a distruggere, sacrificando millenni di civiltà sull’altare della finanza e della burocrazia.

A fare da corollario i soliti servi sciocchi del sistema, black bloc e presunti antagonisti che probabilmente metteranno a ferro e fuoco la nostra povera Capitale in nome degli stessi ideali di quelli che contestano: un mondo senza confini, senza identità, senza radici. Una melassa multiculturale che non è altro che l’altra faccia della medaglia del globalismo finanziario ultraliberista.

L’unica alternativa agli uni e agli altri è smontare questa Unione Europea ormai destinata all’implosione insieme alla sua leadership inadeguata, alla sua falsa moneta, ai suoi parametri burocratici, alla sua arrendevolezza culturale. E ricostruire un’Europa di Stati-Nazione liberi e sovrani, capaci di associarsi e cooperare liberamente su alcune materie strategiche (sicurezza, immigrazione, ecc) ma altrettanto liberi di scegliere il futuro migliore per i propri cittadini utilizzando tutte le leve di una ritrovata sovranità.

E a questa idea hanno voluto dare voce Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia che hanno promosso proprio per sabato il convegno “Italia sovrana in Europa” (ore 10,30 al Centro Congresso “Angelicum”, largo Angelicum 1, Roma).

Sarà l’occasione per fare un passo avanti verso la costruzione di una vera alternativa sovranista. Ragionata, motivata, percorribile.

Lo faremo con personalità della cultura e del giornalismo come Marcello Veneziani, Luciano Barra Caracciolo, Diego Fusaro, Gian Micalessin, Alfredo Mantovano, Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti, con una tavola rotonda incentrata sulla possibilità di trovare una convergenza su questi temi superando la dicotomia popolari/populisti e con l’intervento conclusivo di Giorgia Meloni.

Che ha avuto il merito di non accontentarsi dei bagni di folla dei giorni scorsi in mezzo alle categorie vessate da questa Europa (ambulanti, balneari, tassisti, pescatori), di non fermarsi agli slogan (e in questo caso nemmeno alle felpe),

ma di aver cominciato a riflettere sul “che fare” e sul come farlo. Perché le prossime elezioni si possono vincere ma per vincerle bisogna avere e trasmettere idee chiare.