Sono arrivate in libreria “Le rose di Axum”, una bella storia — definirla un “giallo” sarebbe riduttivo — tutta incastonata in un frammento importante quanto remoto del Novecento italiano: il tempo delle colonie e del nostro effimero impero d’Africa. È l’ultima fatica di Giorgio Ballario, giornalista de “La Stampa”, piemontese Doc, uomo inquieto e molto, molto curioso.

Come nei precedenti libri dello scrittore — “Morire è un attimo” e “Una donna di troppo” — il protagonista assoluto è Aldo Morosini, maggiore dei Reali Carabinieri distaccato negli anni Trenta a Massaua, Eritrea italiana, torrido avamposto tricolore nel “Continente nero”. Una destinazione decisamente scomoda. Non solo per il clima.

Al tempo, il grande porto italiano sul Mar Rosso è il centro logistico della “colonia primigenia”, la base della Regia Marina, una “pistola” puntata sui possedimenti britannici, ma è pure — come la Malesia coloniale di W. Sommerset Maugham — un crocevia di traffici più o meno leciti, di complotti, di misteri. Massaua è un inizio e, talvolta, una fine.

Su questo scenario intrigante — minuziosamente ricostruito, sulla base delle preziose guide Touring sull’AOI, in ogni minimo dettaglio — si muove e agisce Morosini. Il maggiore è un personaggio acuto, ironico, roccioso, un ottimo investigatore; in più non è un politico, è un carabiniere. Un ufficiale. Apprezza lo sforzo di modernizzazione del Regime e — come l’assoluta maggioranza degli italiani del tempo — ne approva lo slancio patriottico, ma la retorica imperiale lo lascia freddo. L’unica cosa che sembra interessarlo è il suo lavoro. Insomma, l’eroe di Ballario sembra un personaggio a tutto tondo, simile a tanti altri suoi “colleghi” letterari.

Errato. Basta inoltrarsi tra le pagine delle “Rose di Axum”, per scoprire che Morosini è invece una personalità complessa, difficile: dietro alla sua durezza, il maggiore nasconde fragilità, amarezze, angosce e, quando meno te lo aspetti, si rivela — per un malcelato romanticismo, per una passionalità troppo repressa — paradossalmente indifeso. Le donne, soprattutto quelle pericolose, lo attraggono e, talvolta, lo feriscono. Crudelmente.

Non si tratta però di una rilettura esotica e nazionale del mitico Marlowe. A differenza del disperato eroe di Raymond Chandler — reso immortale da Humphrey Bogart —, il protagonista di Ballario non cade nei gorghi feroci del disincanto, del nihilismo. Non si abbandona al rimpianto. Mentre il malinconico investigatore californiano rimarrà per sempre un “déraciné”, Morosini è un uomo con radici profonde — il ricordo agro dolce dell’infanzia, la memoria del padre scomparso, le letture di Seneca, l’universo chiuso ma rassicurante dell’Arma — e conserva uno stile, una visione del mondo. Una speranza. La risorsa più profonda di Morosini si ritrova in quella categoria dello spirito che Giano Accame — nel suo famoso saggio sulle “Contraddizioni di un romanticismo a destra” — definiva «l’orgoglio segreto della solitudine», ovvero il rovescio della medaglia di ogni cultura vitalistica, quella spinta di fierezza che permette di sopravvivere ad ogni delusione.

Tornando al romanzo, l’eroe ballariesco si ritrova, nel pieno della guerra d’Etiopia, al centro di un complicato intreccio poliziesco. Tutto parte da un cadavere ritrovato in una salina presso Massaua (l’inizio). Una morte strana e crudele che atterrisce i testimoni e intriga l’investigatore. A complicare le cose, sui moli di Massaua arriva una stramba spedizione d’archeologici tedeschi (fornita di una bella fotografa, amica della mitica Leni…) che chiede di raggiungere Axum, la città santa della chiesa copta. Toccherà all’ufficiale della “Benemerita” scortare gli “Indiana Jones” teutonici sino alla lontana destinazione.

Lungo il periglioso cammino che da Mar Rosso s’inoltra sull’altopiano e, poi, prosegue verso l’Etiopia ancora inquieta, Morosini incontrerà pericoli e minacce, ma anche Filippo T. Marinetti, Amedeo Guillet e un giovanissimo Hugo Pratt. Tra una sigaretta e l’altra, l’investigatore scoprirà pure l’esistenza de l’”Ahnenerbe”, la sulfurea sezione archeologica delle SS (un’idea di Himmler, per nulla apprezzata da Hitler…) e pericolosi segreti millenari.

Ma non è tutto. Strada facendo, il maggiore s’inoltrerà tra paesaggi meravigliosi, busserà a conventi tenebrosi (ogni riferimento al monastero de “Il nome della Rosa” è chiaramente voluto), affronterà guerrieri del Negus, infidi mercanti di reliquie, monaci sodomiti, nazisti troppo curiosi. Infine, tra le ambe abissine, scoprirà un mistero e tante sorprese. Alcune liete, altre meno. Ma solo a Massaua (la fine) troverà la risposta ai suoi quesiti. Una risposta inattesa e degna del miglior Marlowe. Buona lettura.

Giorgio Ballario – Le Rose di Axum

Edizioni Hobby & Work, Milano 2012

Ppgg. 233 – Euro 18