C’è chi gioca in serie A e chi gioca in serie B, o addirittura in serie C. Capita ai calciatori ma capita anche alle riviste scientifiche o storiche.

È una prassi diffusa (con tutte le varianti del caso) in molti Paesi. E non si tratta solo di prestigio, questa graduatoria ha riflessi sui concorsi universitari e, ovviamente, anche su come vengono ripartiti i finanziamenti pubblici di sostegno alla ricerca (soprattutto in momenti di crisi). L’Italia in questo senso si è mossa tardi ma a un certo punto a partire dal 2009 l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, in sigla Anvur, si è messa a disciplinare la materia anche per quanto riguarda la Storia. Questo ente pubblico, vigilato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha creato dei Gruppi di Esperti per la Valutazione (GEV), tra i quali il GEV 11 che ha classificato le riviste di Filosofia, Pedagogia, Storia, Archivistica – Biblioteconomia – Paleografia, Demoetnoantropologia, Geografia. Hanno diviso le riviste di settore nelle suddette categorie previa l’audizione «delle Società e Consulte scientifiche». Un primo documento di lavoro, presente sul sito dell’AMVUR, è stato presentato il 29 febbraio 2012. Una ventina di testate in categoria A, altre 27 in categoria B, poi una molto più vasta categoria C di riviste con valore scientifico ma meno definito. Come tutte le classificazioni umane quella fatta dall’Anvur ovviamente non può far contenti tutti. E c’è chi a suo tempo ha avuto da ridire sulla qualità dei filtri utilizzati in svariate discipline, basti ricordare alcuni articoli di Tullio Gregory, Galli Della Loggia e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Ecco, nel caso della Storia potrebbe esserci anche qualche preclusione ideologica. Le più prestigiose riviste di area liberale sono rimaste prive della «A». Tra i casi più clamorosi: Clio, fondata nel 1965 da Ruggero Moscati e diretta da Carlo Ghisalberti (insignito nel 1992 della Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura); Nuova Rivista Storica, fondata nel 1917 e ora diretta da Eugenio Di Rienzo; Nuova Storia Contemporanea, diretta da Francesco Perfetti; Ventunesimo Secolo, diretta da Gaetano Quagliariello; L’Acropoli diretta da Giuseppe Galasso, insignito nel 1987 della Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura.
Strano che nessuna di queste riviste rientrasse nei criteri di ammissione alla prima categoria. Così strano che Nuova Rivista Storica ha fatto ricorso al TAR e l’ha vinto con una sentenza del 15 febbraio 2013. La sentenza è motivata dal fatto che Anvur ha collocato Nuova Rivista Storica in classe B nonostante i pareri di alcune società scientifiche come Sismed Sissco e Sisi fossero favorevoli alla rivista. Il TAR quindi ha chiesto un riesame da parte dell’Anvur. Il quale ha posizionato tre riviste che hanno fatto ricorso in una specie di limbo intitolato «Elenco delle riviste scientifiche la cui classificazione è in corso di riesame in seguito al pronunciamento del TAR». Però intanto il tempo passa e i concorsi universitari anche: come ci spiega Eugenio di Rienzo direttore proprio di Nuova Rivista Storica: «Fuori dall’elenco delle riviste di fascia A si finisce in un mucchio dove c’è di tutto… Un articolo di una rivista di fascia A vale come 2 monografie o come 11 articoli di una rivista di fascia B… Fa una differenza enorme per i concorsi e i finanziamenti pubblici. Io non mi metto neanche a discutere sulla metodologia di selezione. Per i loro criteri abbiamo le carte in regola eppure siamo fuori… Spero intervengano presto». C’è chi invece contesta proprio il metodo, non solo i risultati. Ci dice il professor Fausto Cozzetto, responsabile della rivista L’Acropoli e stretto collaboratore di Giuseppe Galasso: «Noi non pensiamo che queste scelte siano scientificamente accettabili… Lo abbiamo anche scritto… Ciò detto possiamo permetterci felicemente di uscire ogni bimestre e con collaboratori di vaglia senza problemi. Certo, questa situazione può penalizzare i ricercatori giovani…». Quanto al professor Perfetti che dirige Nuova Storia contemporanea, anch’essa inserita in categoria B, si limita a dire: «È un peccato che intere aree culturali restino tagliate fuori, i criteri sono discutibili, poi stiamo cercando di ottemperare alla procedura per la revisione…». È infatti possibile accedere attraverso un apposito questionario disponibile da poco sul sito dell’Anvur. Il mondo degli storici liberali a torto o a ragione, per criteri oggettivi (ammesso che esistano) o ideologici, se vuole giocare in prima categoria, dovrà compilarli.

Matteo Sacchi – Il Giornale, 8 maggio