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A me sembra che la forma di governo liberal-democratico sia in crisi irreversibile.
Non serve più al potere economico-finanziario, oggi strutturato in fondi internazionali e mercati globali, che trascendono la competenza e i controlli dei governi nazionali. E non serve più ai politici per mascherare la loro impotenza e subalternità alle oligarchie plutocratiche, ormai chiare a tutti i popoli, che, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dall’Austria alla Polonia, contestano le rispettive caste e gli attuali sistemi istituzionali, disertando le urne, reclamando referendum, preferendo le forze antisistema.

I politici, ormai irrilevanti per la finanza, e i popoli, disillusi, distaccati e ostili ai partiti classici, percepiscono che “chi non ha, non è “, come direbbe Marx e come insegna l’esperienza. Cresce la consapevolezza che per essere davvero liberi e sovrani occorre il controllo delle risorse necessarie alla soddisfazione dei bisogni primari. Vale per i cittadini, per i ceti emergenti, per la classe dirigente come per gli Stati. Ma le risorse da controllare e di cui disporre devono avere grandi dimensioni: non servono, se parcellizzate in patrimoni individuali o settoriali. Devono avere ampiezza almeno nazionale e gestione unitaria.
Devono essere di Stato. Secondo i criteri e la dottrina che consentì, già una volta, nel 1929, di risolvere la crisi del capitalismo occidentale. I criteri e la dottrina che il Presidente degli Stati Uniti, F.D. Rooselvelt utilizzo’ con il New Deal, mutuato dall’Italia di Mussolini.
E’ appunto del Fascismo la prima, originale ed organica concezione dell’economia al servizio della Nazione, cioè della “polis”, della politica, del popolo.
Soltanto lo Stato o una confederazione di Stati, non un sovrapotere burocratico, come l’attuale Commissione Europea, può fronteggiare la potenza della finanza, purché disponga delle risorse strategiche, delle eccellenze intellettuali e delle capacità imprenditoriali del territorio ed abbia il controllo del sistema bancario.
Uno Stato forte nei mezzi e negli strumenti, competente e rapido nella gestione, solidamente radicato nel consenso dei cittadini, mediato da organismi snelli e meccanismi selettivi e diretti.
Su questi temi e’ improrogabile riflettere, soprattutto a destra, dove c’è maggiore legittimazione storica ad elaborare in materia. Tanto più improrogabile in quanto all’invadenza della finanza si aggiunge, (o si accoppia?), l’assalto del terrorismo.
Altro che preoccuparsi ed occuparsi della legge elettorale, nel patetico tentativo di aprire un varco in Parlamento anche per le nano-formazioni!