La questione è molto delicata. È noto che in Italia l’aborto fu legalizzato nel 1978 entro i limiti della Legge 194 che depenalizza e disciplina le modalità di accesso alla pratica. A favore dell’aborto, si trovò un fronte laico trasversale composto da PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI, e contrari, Democrazia Cristiana e MSI. La legge poi sarebbe stata confermata attraverso una consultazione referendaria il 17 maggio del 1981.

Non sempre la “maggioranza” ha ragione, anzi, spesso ha torto; la democrazia non è perfetta e le democrazie dirette che procedono a colpi di referendum (o nella versione deteriorata “pentastellata”, a colpi di blog), sono discutibili e pericolose. Il pensatore conservatore Giuseppe Rensi considerava “il reale come tradimento dell’ideale, la sua contraffazione in un processo di eterogenesi dei fini, anzi, di un suo pervertimento”; in questo caso la realtà coincide con la volontà plebiscitaria abortista che rovesciò quella “ideale” in difesa della vita dal suo concepimento.

Resta il fatto che il plebiscito sancì la legittimazione dell’aborto dinanzi alla legge dello Stato, ma per i credenti, può restare “peccato” agli occhi di Dio e a lui ne risponderemo davanti ad una legge trascendentale che è immutabile nel tempo. L’approvazione dell’aborto fu vissuta storicamente come una sconfitta dal MSI, ed è comprensibile che il postfascismo resti su posizioni di difesa etica della vita, sebbene consapevole che se si ripetesse oggi il referendum, l’aborto vincerebbe nuovamente, a prescindere dalla giustezza o meno della questione. Nel 2004 però, il Centrodestra di governo presieduto da Silvio Berlusconi, approvò la controversa Legge 40, il suo canto del cigno in coerenza con una visione “conservatrice” della politica, della cultura e dell’etica. E il successivo referendum abrogativo non raggiungendo il quorum, suggellò con il suo silenzio-assenzo la validità della suddetta legge, che stabiliva il principio che l’embrione era vita umana avente diritti specifici. Qualcuno – azzardando – disse che questo nuovo principio etico avrebbe costretto la politica a “ripensare l’aborto”. In altre parole se la Legge 40 attribuiva all’embrione gli stessi diritti previsti per i soggetti già nati, di fatto, l’embrione era considerato un individuo e quindi, entrando in conflitto con la 194, quest’ultima sarebbe dovuta essere ritoccata.

Certamente le componenti più cattoliche del centrodestra, come quelle più “laicamente conservatrici”, meditarono un “aggiornamento della 194”. Nel frattempo però il centrodestra si sfarinò, tornò all’opposizione, e la Corte costituzionale smantellò parte della Legge 40, considerandola incostituzionale. Sennonché, oggi si rischia che il concetto di aborto venga spinto oltre un livello di guardia molto pericoloso; infatti, in Usa, lo Stato di New York governato dai Democratici ha approvato il “Reproductive Health Act” che potrà consentire alle donne di abortire anche oltre la 24esima settimana: sembra una notizia talmente assurda, atroce, da apparire una “fake news”, eppure è tristemente vera; con la nuova legge sarebbe legale lasciar morire il bambino nato vivo.

Con questa nuova frontiera dell’aborto sarà possibile rifiutarsi di rianimare un bambino nato vivo dopo un aborto fallito o desiderato, per esempio se la madre e la famiglia non lo desiderano o se eventualmente cedono alle pressioni dei medici in tal senso, il bambino nato vivo sarà lasciato morire. Appena appresa la notizia, il Presidente Usa Donald Trump avrebbe commentato: “È terribile”. Noi ci auguriamo che Trump e il Partito Repubblicano abbiano la possibilità e la determinazione per fermare quest’abominio. Perché quando si tratta di “esportare democrazie” con l’uso della “guerra preventiva”, gli Usa appaiano molto efficienti, ma dobbiamo chiederci quale tipo di “democrazia” e di “diritti “ vogliamo esportare. Spero che Trump, oltre a preoccuparsi della mancanza di libertà e benessere socio-economico nel Venezuela del socialista Maduro, si occupi con altrettanto vigore di fare pulizia in casa propria, bloccando quella che è un vero e proprio crimine umano. Perché qui non si tratta più di semplice “aborto”, bensì, di un vero e proprio infanticidio. Se il tema dell’aborto ci pone interrogativi su quando si deve considerare iniziata “la vita umana”, distinguendo tra embrione e feto; “l’aborto tardivo” (com’è stato definito), ci pone di fronte al tema della possibilità dei genitori di disporre come meglio credono della vita di loro figlio già nato. Una mostruosità eugenetica che non è poi tanto dissimile dal peggiore nazismo.

Sarebbe errato considerare il problema, come interno agli Usa, perché il tempo nel quale viviamo è quello della globalizzazione e non è difficile prevedere che se quest’atrocità dovesse passare in Usa, presto dilagherebbe ovunque, anche nel nostro Paese. Mi aspetto che “le destre”, almeno quelle che si definiscono conservatrici, facciano un fronte unico e internazionale per opporsi a simili feroci delitti, perché il conservatorismo non resti solo un atteggiamento difensivo del libero mercato. Sono queste le vere questioni gravi e urgenti del mondo alle quali mi aspetterei una maggiore reattività da parte di una Chiesa cattolica sempre più distratta nel difendere la cristianità, e di una politica di destra, che quando non tratti i temi economici, appare troppo spesso pigra o pavida.