È di questi giorni la notizia che, 34 anni dai fatti, il presidente francese François Hollande ha deciso di togliere per i militari l’obbligo di segreto sulla strage di Ustica che causò l’abbattimento del DC 9 Itavia e la morte di 81 cittadini italiani. Un passo tardivo, sicuramente risultato della durissima contrapposizione attualmente in atto nel traballante esecutivo parigino, ma importante. Per iniziare a capire, comprendre una delle pagine più buie e ignobili della storia della Repubblica.

La decisione transalpina potrà essere l’occasione per approfondire e verificare finalmente le inquietanti dichiarazioni rilasciate davanti al giudice Rosario Priore da Francesco Cossiga. Il defunto leader democristiano sostenne sempre la tesi della responsabilità della Francia: «Quando ero presidente i nostri servizi segreti mi informarono che ha provocare la strage di Ustica furono i francesi. Quella sera del 1980 con un aereo della Marina, lanciarono un missile non a impatto ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell’aereo. Qualche tempo dopo il pilota, stroncato dal rimorso, si suicidò». Parole durissime ma inascoltate. Per tre decenni nessun governo nazionale trovò il coraggio di alzare il velo sui giochi di guerra dei nostri alleati e affrontare in termini chiari la questione. Meglio tacere, subire, dimenticare. Del resto, Cossiga ricordava sempre che «L’Italia è un paese senza memoria».

Secondo l’Huffington Post, qualcuno ha già iniziato a parlare e ha finalmente ammesso che il 27 giugno 1980 i caccia della base di Solenzara in Corsica volarono fino a tarda sera. Per anni, invece, Parigi sostenne che che la base chiuse alle 17 e che i propri velivoli non potevano quindi essere coinvolti nella tragedia del Dc9 Itavia. Attualmente sono quattordici gli ex militari ascoltati una prima volta e che saranno interrogati nuovamente nelle prossime settimane. Ai magistrati italiani che indagano sulla strage è stata fornita tutta la documentazione in possesso della Difesa francese, finora rimasta secretata.