Dunque, con la decisione assunta ieri da Mario Draghi per conto della BCE, da oggi le banche europee potranno acquistare il denaro (che costituisce la materia prima della loro attività) al prezzo dello 0,05%.
Si prevede che le banche italiane faranno ricorso a questa favorevole provvista nella misura di 70 miliardi per il residuo 2014 e di 200 miliardi per il 2015. Obiettivo esplicito del Presidente della BCE è fare in modo che gli istituti di credito utilizzino i fondi per finanziare le imprese e le famiglie.
E qui si pongono due interrogativi fondamentali:
1) Già lo scorso anno la BCE mise a disposizione delle banche risorse a tasso agevolato con lo stesso scopo. Gli Istituti italiani ne fruirono per 100 miliardi di euro, ma nessun flusso di denaro venne indirizzato verso imprese e famiglie, giacché le nostre banche utilizzarono IMPROPRIAMENTE quei fondi per coprire i propri debiti. Proprio rispondendo ad una mia interrogazione parlamentare, il Ministro dell’Economia ammise in Aula alla Camera che quei fondi servirono alle banche per “consolidare la propria patrimonializzazione”. Allora, il Governo ci dovrebbe chiaramente e senza indugio spiegare quali sistemi di controllo e quali sanzioni intende mettere immediatamente in campo, per evitare che anche questa volta le banche utilizzino i soldi “regalati” dalla BCE per fare investimenti in proprio, magari comprando titoli di Stato che danno un rendimento elevato e speculando quindi ai danni di tutti i cittadini (che con le loro tasse pagano gli interessi sul debito pubblico) senza mettere in circolo il danaro a supporto dell’economia nazionale.
2) Si è detto che i soldi sono la “materia prima” delle banche. Ora, proprio oggi il Corriere della Sera – che a causa della propria governance non è certo il più terzo e distaccato giudice del sistema bancario – riconosce che il credito al consumo erogato dai nostri Istituti alle le famiglie ha un prezzo di oltre il 9%, mentre il finanziamento alle piccole medie imprese supera il 13%. Significa, nel primo caso, un ricarico lordo di 180 volte e nel secondo di 260 volte il prezzo di acquisto della materia prima. Un po’ – per capirci – come se noi pagassimo una tazzina di caffè al bar (il cui costo medio di produzione è 25 centesimi) da 45 a 65 euro o un chilo di pane dal fornaio (costo 1,5€) tra 270 e 390 euro.
Riporto ora la definizione del termine “usura” come indicata nel dizionario internazionale del terzo millennio, ovvero wikipedia: “L’usura (parola latina per interesse) è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare”.
Che tradotto significa che le banche prestano ad imprese e famiglie – come si è visto – il loro bene primario (peraltro acquisito a condizioni di favore da una Istituzione che distribuisce soldi di risparmiatori e correntisti) ad un tasso così sproporzionato da renderne difficile la restituzione, talché il debitore finisce nel medio lungo termine per fallire, consegnando alla banca finanziatrice i propri beni (l’azienda o la casa).
Siccome qui parliamo di strumenti necessari ed indispensabili per salvare la nostra economia e – quindi – la Nazione, è forse il caso di tutelarci con iniziative forti. Perché chi dovesse speculare anche in questa occasione si macchierebbe di Alto Tradimento. Se fossimo una comunità seria, dato che la battaglia che si sta consumando sulla finanza equivale ad un conflitto dell’età moderna, si dovrebbero applicare i codici militari per il tempo di guerra, i responsabili dovrebbero essere sottoposti alla corte marziale e, da lì, condotti con ignominia al patibolo.
Ma, si sa, siamo un paesuncolo di mollaccioni, cuori teneri privi di spina dorsale ma tanto, tanto caritatevoli e solidali. Quindi mi accontenterei di una sanzione meno “definitiva”.
Allora la seconda domanda che si impone, e che giro al Putto fiorentino è la seguente: se per davvero vuoi provare ad essere quel grande innovatore che a parole ci hai descritto sino alla noia, sei disposto a porre un limite di ricarico superato il quale il banchiere viene incolpato di reato di usura e senza indugio associato alle patrie galere? Vogliamo riconoscere loro la possibilità di aumentare di 100 volte il margine lordo (quindi con un ricarico del DIECIMILAPERCENTO, che porta ad un tasso soglia del 5%)? Altrimenti Matteo, come ti ho già detto una volta in Aula, sei solo chiacchiere e distintivo, come diceva Robert De Niro ne Gli Intoccabili. Niente di diverso rispetto ai tanti lacchè del potere che ti hanno preceduto.