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Abbiamo analizzato nell’editoriale di Mario Bozzi Sentieri del 7 aprile 2016, alcuni aspetti della sinistra affarista e di una destra naufragata. Per ragioni che ci auguriamo riescano a stimolare tante riflessioni, non potevamo tralasciare degli aspetti che sono alla base della destra e della sinistra italiana: l’intento è quello di portare il lettore ad una analisi che vada oltre una visione indirizzata.

La nostra è una critica al liberalismo che da entrambe le parti, assorbe e riflette le principali declinazioni della politica in Italia, riconsegnandocele con le fattezze di un Polo indistinto. Emerge allora, una vocazione all’economicità politica che non possiamo imputare, solo alla destra. Siamo convinti che una critica alla dottrina delle idee, al nuovo “platonismo” configurato e plasmato su di un modello che si mostra candido, senza opacità ma che pretende solo delle libertà dottrinali, deve essere criticato nella sua completezza.

A proposito della galassia “sinistrata” e dei suoi prolungamenti, notiamo come il renzismo abbia sancito apparentemente, un distacco da parte di una sinistra che dice di essere l’alternativa alla sinistra. Salvo però, compattarsi di nuovo in un unico listone, quando lo scopo ultimo è la ricerca del gradimento al voto. A differenza della destra, con un metodo che è scientifico: questa è una nota a favore del “conservatorismo” italiano. Significa che per lo meno, un segno di distinzione da un modello unico, è rimasto. E se nel post-berlusconismo la “destra”, in particolar modo alcune sue derivazioni, è riuscita a fare sintesi su degli argomenti quali sono un’altra Europa da ricostruire, la cultura e l’attivazione di un certo numero di think tank che hanno smembrato il pensiero astratto della cooperazione (mettendo in luce anni prima la sinistropoli attuale) trovando forme, luoghi e collaborazioni in ambiti universitari e diplomatici, nell’altra barricata parecchio variopinta, vige un poco silenzioso «ripensare la cultura politica di sinistra», rifacendosi proprio alla destra.

Un certo tipo di fare e la sua essenza, riportatoci nell’articolo uscito sul sito www.azioneculturale.com , dal titolo “Contro il sinistrismo” a firma di Ugo Boghetta, pubblicato l’8 aprile 2016. Possiamo dire che è una delle più attente disamine sulla compagine di sinistra, non molto distante da quel nostro intendere il «cosmopolitismo borghese» e il credo di un “io” che desidera e consuma, citandone pure i comitati d’affari, già descritto in separata sede nelle “Riflessioni post editoriale sull’idea della destra di Andrea Tremaglia” sul blog https://francescomarottablog.wordpress.com il 6 aprile 2016.

È chiaro che un certo tipo di critica che alcuni pensano sia rivolta solo a destra, trova in alcuni rappresentanti del «socialismo integrale» che non è certo mancino, un valido argine per comprendere quanto la sinistra sia la detentrice di una fiaccola in comproprietà con la destra, in una gara a staffetta che include una torcia ideologica che si fa scudo dietro alle due “idee-concezioni” politiche.

A sinistra, troviamo uno sviluppo ed un fermento riformista che è una delle componenti alla base del liberalismo politico. Questo a dire il vero, si nota anche a destra. Ponendo l’occhio su un’impronta e sulla volontà di creare un “nuovo” e più soggetti politici per mezzo di una progettualità che, rileva esclusivamente, una propensione all’individualità. Basti pensare alle costituenti di Vendola e Civati, alla fresca creaturina di destra che ha concluso la sua gestazione ad Orvieto e con alla sua testa Alemanno, Fini e Storace. E pensare che fino a qualche mesetto fa, erano il lite uno contro l’altro… Tutti, nessuno escluso.

Siamo allora davanti ad un monologo volto alla salvaguardia e alle poche ma, reali possibilità di reintrodursi nell’ambito del duopolio e, dell’unicum politicante? In entrambi i casi, a vincere è sempre l’utilizzo, a sinistra e a destra, degli argomenti di interesse pubblico, rivolti ad una pluralità che viene intesa come un’irrealtà da escludere tassativamente. A salvare la ghirba è l’intenzione di volgere lo sguardo ad un pubblico che ha già compreso perfettamente un dettame, che come abbiamo visto precedentemente, si colloca sopra quello politico.

L’intento del soggetto/i, sono destinati ad un ennesimo riproponimento di una politica ideale di destra e di sinistra: alla quinta essenza di un qualcosa che è organico ad una sistematicità e che pensa, di agire, fuori dalle sigle tradizionali e fuori da un sistema di cui sono parte; arrogandosi l’urgenza di ripensare ad una politica che è segnata dalla necessità di una ricostruzione. Basandosi, su una “cultura” teorica che è quella dominate del liberalismo che può dormire sogni tranquilli.

In un grembo che non fa differenziazioni di schieramento, tranne che al di fuori delle schiere del profitto, tanto efficienti nell’indirizzarne le inclinazioni ed un linguaggio che è in eugual misura lo stesso. Risultando essere, una novità che fa rima con la reciprocità, trapiantata in un credo: l’importante è presenziare nel club che conta e per la semplice ragione che, prima o poi, qualcosa di utile arriverà. Ed è proprio questa mentalità utilitaristica, ricercata e sempre meno nascosta, a rendere così incedibili i valori liberali.

Ma per voi di destra e di sinistra ha poi così importanza serbarvene il ricordo?