Ora, tutti felici e contenti per l’ennesimo trasferimento di danaro pubblico (cioè delle mie e vostre tasse) a Radio Radicale, ovviamente nobilitato dalle immancabili asfittiche prediche sulla libertà di informazione.

Se una volta poteva avere un senso, perché l’emittente era l’unico organo di informazione a trasmettere con trasparenza sedute parlamentari, congressi di partito e quant’altro, oggi – nell’era di streaming, della comunicazione telematica, dei canali televisivi dedicati – non c’è più alcun motivo per distribuire prebende a chi vuol proseguire un’attività in assenza della capacità economica per finanziarla.

Salvo che la sospetta generosità delle parti politiche non sia figlia della volontà di coprire, dietro lo scudo di Radio Radicale, il bisogno di metter mano ai nostri soldi pure per dar soldi ai loro giornaletti, ed alla pletora di figuri cui deve essere garantito uno stipendio (in sostanza pubblico) per fare propaganda…