Bene. Molto bene. Finalmente Marina Militare ha battezzato una nave importante — una Fremm, fregata d’ultima generazione e gioiello tecnologico della nostra cantieristica — ad un umile marinaio. Spartaco Schergat. Uno degli eroi d’Alessandria d’Egitto. Semplice palombaro e poi volontario della Decima mas, il 19 dicembre 1941 assieme a Luigi Durand de la Penne e i suoi camerati — Vincenzo Martellotta, Antonio Marceglia, Emilio Bianchi e Mario Marino — , violò, sotto il comando di Junio Valerio Borghese, la più munita base inglese del Mediterraneo e fissò l’esplosivo sotto le chiglie delle corazzate nemiche Queen Elisabeth e Valiant. Affondandole assieme ad un caccia (il Jervis) e una petroliera. Un’azione epica che restituì alla Regia Marina, umiliata a Taranto e a Capo Matapam, orgoglio e combattività. Onore. Ancora una volta pochi, pochissimi contro tanti, coraggio e ingegnosità. Un pugno d’italiani (tignosi) che combattono e vincono nemici potenti e arroganti. Minoranze di forti in un popolo di mandolinisti.

Torniamo ad oggi. Settimana scorsa la grande nave Schergat è scivolata in mare dagli scali di Fincantieri a Riva Trigoso. Gli uomini del Comsubin — i legittimi eredi della Decima — erano presenti con la loro bandiera. Spartaco era uno dei loro.

Riprendiamo il comunicato di Marina Militare: «Nave Spartaco Schergat è la nona fregata europea multimissione (FREMM) delle dieci previste per sopperire alla crescente vetustà della flotta della Marina Militare. Entrerà “in servizio” nel 2020 dopo un anno di allestimento che verrà completato nello stabilimento di Muggiano di Fincantieri. “Queste fregate – ha detto il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli – sono progettate e realizzate per poter essere impiegate in vari contesti operativi; grazie alle caratteristiche e potenzialità, sono in grado di fornire un contributo di notevole importanza nelle diverse missioni assegnabili. Per le loro capacità di scoperta e per i sistemi di bordo sono in grado di svolgere sia ruoli prettamente tradizionali sia a supporto della collettività in un’ottica di duplice uso».

Bene. Molto bene. Complimenti a Marina Militare. Ma Schergat non era solo (e già basterebbe, figuriamoci…) una medaglia d’oro. Era anche un esule istriano — nato a Capodistria, dovette fuggire nell’immediato dopoguerra per non essere infoibato — e nel 1949 fu consigliere comunale del MSI nella Trieste occupata dagli anglo-americani e insidiata dagli yugocomunisti. Una scelta difficile. Nel 1954, tornata l’Italia, poteva diventare deputato, senatore o altre facezie ma preferì restare semplice bidello all’Università. Conosceva i suoi limiti, aveva già dato. Sino all’ultimo giorno della sua vita votò Fiamma. In guerra come in pace il coraggio a Spartaco non mancò mai.

Buona navigazione a Nave Spartaco Schergat.