È scesa oggi in mare a Castellammare di Stabia la nave Trieste. È la più grande unità militare (26.000 tonnellate) costruita in Italia — solo le “Littorio” mussoliniane superavano le 35mila — ed assolverà assieme al Cavour le funzioni di “ammiraglia” della flotta. La nuova Lhd sarà dotata di un ponte di volo per elicotteri, di circa 230 metri, per assicurare l’operatività di un battaglione di 600 uomini e di un ponte garage in grado di ospitare 1200 metri lineari di veicoli gommati e cingolati.

Il Trieste entrerà in linea nel 2022 e sostituirà il vecchio Garibaldi, ormai in onorato servizio da più di un trentennio. Tre anni di lavori in cui si prevedono — secondo i bene informati — ulteriori modifiche al progetto originale per trasformare la portaelicotteri (inizialmente presentata come una sorta di base navigante per la protezione civile…) in una vera e propria portaerei, ben armata e dotata dei F-35 B in arrivo alla Marina Militare. Con tanti saluti all’inutile ministra Trenta che oggi ha cianciato di “nave di pace” e altre banalità….

P.S Al momento del varo le maestranze hanno ritmato ‘lavoro lavoro’ quando l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono ha elogiato le tute blu per l’impresa di aver costruito la nave più grande mai uscita dallo storico cantiere. E subito dopo gli operai hanno spiazzato nuovamente gli organizzatori cantando in coro l’inno di Mameli, proseguendo anche quando la banda della Marina Militare, che ne aveva accennato solo l’attacco si era interrotta, costringendo i gallonati musicisti a riprendere le note dello spartito e ad ‘inseguire’ le possenti voci dei lavoratori che hanno terminato l’inno fino alla fine. Bene così.