“Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”, dice un vecchio adagio. E certamente questa espressione di saggezza popolare ha ragione di esistere se consideriamo che, per ogni società tradizionale, dall’India antica al Medioevo cristiano, è la gerarchia spirituale che mette ordine alla società.

Ebbene uno dei motivi del disordine della società occidentale moderna e nello specifico in quella teoricamente cristiano-cattolica, sta forse nell’assenza di un riferimento certo nella classe sacerdotale che, determinata a inseguire il modernismo credendo così di apparire più appetibile, sta in realtà indebolendo pesantemente l’autorevolezza del magistero ecclesiastico.

Così, di fronte alle continue aperture alla modernità se non addirittura al progressismo, le vocazioni e la partecipazione dei fedeli calano con preoccupante costanza. Per le vocazioni in particolare si segnala in Italia, all’anno 2016, un calo del 10,53% rispetto alla media degli anni precedenti, e dell’8,79% rispetto al triennio precedente, a sua volta in calo del 3,74% rispetto al periodo 2009-2011.

Le continue e progressivamente sempre più palesi aperture sulla comunione ai divorziati, il populismo pauperista e le sceneggiate pop-rock in Sudamerica di Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, sembrano aver fallito nel loro intento di rinvigorire la presenza della Chiesa.

A prendere forza è invece la sensazione che, in un primo momento più coperta e dissimulata, la sempre più evidente azione progressista del pontefice argentino sia guidata più da scelte politiche che non teologiche.

In seguito alle rivelazioni di Wikileaks, che lo scorso autunno aveva hackerato le mail dello staff di Hillary Clinton, fu dimostrato come già dal 2012 l’establishment di sinistra americano stesse ipotizzando un cambio di prospettive all’interno del Vaticano, all’epoca guidato dal conservatore Benedetto XVI. In particolare al centro dello scandalo risuonavano i nomi di John Podesta, capo della campagna elettorale di Hillary Clinton e suo stretto collaboratore durante la presidenza Obama e di Sandy Newman, attivista “dem” di sinistra. Il secondo chiedeva aiuto all’esperto di relazioni pubbliche Podesta per “piantare i semi di una rivoluzione”, per una “primavera” nella Chiesa cattolica volta a far cambiare opinione al clero su contraccezione, omosessualità e aborto.

Podesta rispose che la soluzione stava nel lavorare dall’interno. Motivo per cui i “dem” statunitensi hanno da tempo, apprendiamo sempre dal carteggio tra i due, creato due movimenti: i “Catholics in alliance for the common good” e i “Catholics united”. E chi è il finanziatore di tali gruppi di pressione? Nientemeno che George Soros, il miliardario americano di origine ebraica e ungherese che finanzia in tutto il mondo organizzazioni favorevoli all’ideologia gender, all’aborto, all’immigrazione e alla globalizzazione economica. Tra i destinatari delle donazioni di Soros anche il “Pico” (People improving communities through organising), vicino al cardinale Oscar Maradiaga, uno dei collaboratori più vicini a Papa Francesco.

E proprio il conclave che, dopo l’abdicazione di Joseph Ratzinger, portò all’elezione di Bergoglio, finì, secondo un articolo di Panorama uscito qualche tempo fa, nel mirino dello spionaggio della NSA, la National Security Agency americana: tra le 46 milioni di telefonate tracciate dagli Usa in Italia tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013, c’erano infatti anche quelle in entrata e in uscita verso la Santa Sede. Il fatto, a onor del vero, fu poi smentito pubblicamente dalla NSA.

Ma oggi, complice la fine della presidenza Obama e l’avvio dell’era Trump, c’è chi vuole vederci chiaro. Così, sulla rivista dei cattolici conservatori americani “The Remnant” è apparso un appello per una Commissione d’inchiesta sulla vicenda e sulla possibilità che l’elezione al soglio pontificio di Bergoglio sia stata “pilotata” da questi centri di pressione. L’appello è firmato da David Sonnier, ex tenente colonnello dell’esercito Usa, Christopher Ferrara, presidente dell’associazione avvocati cattolici americani, e Michael Matt, direttore della stessa rivista.

Nell’appello si chiede, inoltre, di far luce sul perché le “transazioni monetarie con il Vaticano (siano state) sospese pochi giorni prima delle dimissioni di Ratzinger”. Già, perché nel dicembre 2013 Deutsche Bank chiuse i bancomat all’interno della Santa Sede per le indagini sulle norme anti-riciclaggio sullo Ior. Bancomat che furono riaperti stranamente il giorno successivo alle dimissioni di Benedetto XVI.

Che la Casa Bianca prenda in considerazione l’appello dei conservatori o meno, di certo all’interno del Vaticano la lotta tra conservatori e progressisti sta attraversando una fase mai sperimentata prima. Un caso emblematico è quello della recentissima crisi interna all’Ordine di Malta, uno dei due soli ordini cavallereschi riconosciuti dal Vaticano.

Un ordine teoricamente “Sovrano”, la cui sovranità è però stata violata quando Papa Francesco ha chiesto e ottenuto le dimissioni del Gran maestro fra’ Matthew Festing. La sua colpa? Aver sollevato dall’incarico il gran cancelliere Albrecht von Boeselager. Tra i motivi della sua rimozione? L’aver avallato un progetto di distribuzione di preservativi, un progetto non troppo in linea con l’”andate e moltiplicatevi” scritto nella Bibbia.

Vere o meno che siano le accuse di Festing, sta di fatto che il gran cancelliere è stato pienamente reintegrato subito dopo la rimozione del gran maestro (nel frattempo il fratello, Georg Freiherr von Boeselager, ha ricevuto la nomina a membro laico dello Ior) e che comunque tutto questo ha avuto un enorme eco mediatico e, soprattutto simbolico. E non è finita, dato che Papa Francesco ha anticipato la nomina di un delegato speciale che andrà a seguire l’aspetto confessionale dell’ordine e che affiancherà il cardinale patrono, che risponde al nome di Raimond Burke, americano e conservatore.

Si tratta dello stesso Burke che prima di Natale aveva inviato al Papa un ultimatum (i “dubia”) sul documento Amoris Laetitia, chiedendo al pontefice di correggere gli errori dottrinali presenti all’interno del testo. Un evento che ha avuto un solo precedente nella storia della Chiesa, nel XIV secolo.

Si sta quindi delineando uno scontro tra fazioni nella Chiesa Cattolica, dove una corrente progressista a trazione tedesca (quella di von Boeselager), la stessa che si opponeva al conservatore tedesco Ratzinger e che invece supporta in patria il Partito Popolare guidato da Angela Merkel, sta duellando in modo sempre più violento contro i conservatori a guida americana che hanno appoggiato platealmente il duo presidenziale Trump-Pence alle recenti elezioni Usa.

Da qui probabilmente partono i continui attacchi di Bergoglio alla politica anti immigrazione del nuovo presidente americano. E mentre, con il termine della presidenza Obama, Bergoglio tende a proporsi come ultimo leader e portavoce dell’ideologia mondialista, di tutto questo rimarrà l’amarezza per lo spettacolo triste di una religione ridotta a stampella delle cose mondane e della politica. Ma la Chiesa è sopravvissuta a eventi ben peggiori.