Letto l’articolo di #Veltroni su #Ramelli, pubblicato dal Corriere di oggi. Ne riconosco sincera buona fede, ma – francamente – manca ancora tanto al riconoscimento di elementi fondamentali per giungere alla auspicata “parificazione di trattamento”.

Ad esempio, non si racconta di come autorità politiche e forze dell’ordine impedirono il corteo funebre dall’obitorio alla chiesa; né si dice che il gruppo di assassini venne protetto e nascosto da informazione e salotti unidirezionalmente schierati a legittimazione delle violenze di sinistra; che i colpevoli fecero tranquillamente carriera in ambito pubblico sanitario, senza pagare né prima, né dopo per la loro vigliacca macelleria; che si consentì loro, già all’epoca dei fatti studenti di medicina, di dichiarare al processo di “non avere immaginato che riversare ripetuti colpi di chiave inglese sulla testa di un ragazzo ne avrebbe potuto determinare il decesso”; che l’anno dopo, nel giorno del primo anniversario della morte di Sergio, furono impedite cerimonie commemorative, e che nella stessa mattinata venne assassinato – sempre a Milano – il consigliere provinciale MSI Enrico Pedenovi; che insulti e minacce continuarono – per anni – a pervenire alla mamma di Sergio, quasi che qualcosa ancora la potesse scalfire, dopo aver assistito inerme dal balcone di casa al massacro del figlio.


Che, ancora oggi, qualche lercio laido e putrido parlamentare milanese del partito di cui Veltroni fu fondatore, prova ad impedire la celebrazione del ricordo dell’eccidio del ragazzo. Grazie comunque Walter, ma puoi fare di meglio.