Attentato a LondraLondon Bridge. Due le vittime in un sino ad allora mite “Black Friday”, proseguito con un secondo attacco, a L’Aja, che ha fatto tre feriti in una grande strada commerciale del centro e ha visto l’attentatore far perdere le sue tracce. Torna in Europa l’incubo degli attentati degli ultimi anni, condotti in coppia o da lupi solitari, altri da cellule di reti più organizzate. Nella capitale britannica, un uomo alto, dagli occhi scuri e con la barba, poi identificato in Usman Khan, 28 anni, dello Staffordshire, è stato immobilizzato da alcuni passanti e ucciso dalla polizia dopo aver ferito alcune persone in un palazzo adiacente al ponte, la Fishmonger’s Hall, dove si stava tenendo una conferenza dell’Università di Cambridge sulla riabilitazione degli ex carcerati. Due dei feriti, un uomo e una donna, sono morti, mentre tre, di cui uno in condizioni «critiche ma stabili», rimangono in ospedale. L’attentatore stesso è stato in carcere dopo una condanna per terrorismo islamico, e ancora indossava un cinturino elettronico. Era quindi noto alle autorità e il fatto che fosse in giro a piede libero rischia di suscitare polemiche in questo periodo elettorale nel Regno Unito.


Nel giugno di due anni addietro, nella parte sud di London Bridge, vennero uccise addirittura undici persone, una strage, dopo che un camion aveva investito i passanti e tre uomini erano scesi per uccidere a coltellate le persone che erano nei pressi e seduti nei pub e nei locali enogastronomici in un normale sabato sera di fine primavera. Ma l’ultimo evento è differente. La dinamica della prima parte dell’attentato, a Fishmonger’s Hall, un palazzo storico che ospita mostre e conferenze, non è ancora del tutto chiara – c’è chi parla addirittura di due attentatori – mentre della fuga dell’uomo esistono numerosi video e immagini, che mostrano l’uomo immobilizzato al suolo da alcuni passanti e da alcune persone, tra cui pare alcuni ex carcerati, che lo hanno inseguito dalla Fishmonger’s Hall con estintori e bastoni. La polizia, arrivata dopo pochi minuti, appena cinque minuti, ha sparato a distanza ravvicinata all’uomo, che aveva rifiutato di stare fermo e che, aprendosi il giaccone, aveva mostrato quella che sembrava essere una cintura esplosiva. Molti i testimoni, alcuni dei quali si trovavano sugli autobus di passaggio sul ponte: inizialmente tutti hanno raccontato di aver pensato ad una rissa e di aver capito solo al momento degli spari che si era trattato di qualcosa di molto più grave. Nella tarda serata di ieri sera né l’identità dell’attentatore né quella delle vittime era stata resa nota dalle autorità. Il capo della Metropolitan Police, Cressida Dick, ha dichiarato che «l’ideologia vuota del terrore non offre altro che odio» e ha ricordato che Londra «è una grande città perché abbracciamo le nostre differenze».


In piena campagna elettorale, il premier Boris Johnson è tornato a Londra per seguire l’evolversi della situazione e per presiedere una riunione del comitato Cobra per le emergenze. «Chiunque sia stato coinvolto in questo crimine e in questi attentati verrà trovato e portato davanti alla giustizia», ha dichiarato Johnson, aggiungendo che «questo Paese non sarà mai intimidito o diviso o piegato da questo tipo di attacchi e i nostri valori, i nostri valori britannici, prevarranno». Il capo dell’antiterrorismo, Neil Basu, ha spiegato che la polizia «non ha ancora stabilito il movente e resta aperta a ogni interpretazione». Resta il fatto che tutti gli appuntamenti elettorali nel Regno Unito negli ultimi anni sono avvenuti a ridosso di un attacco terroristico e che il problema della polizia ora è accertarsi che l’episodio di ieri non sia parte di una serie. Nel dubbio, ci sarà un aumento dei controlli e della presenza di forze dell’ordine per le strade delle città britanniche.