Oplà! L’ex doge forzaitaliota del veneto, il pupillo lagunare del Berlusca, il capofila dell’antifascismo liberista e liberale in Forza Italia, il fratello massone di tante logge padovane, l’accusatore di Raffaele Zanon — l’assessore di AN che per primo denunciò il malaffare galantiano e venne tacitato come “mascalzone” dal simil doge…—, si pente. Con mestizia e piccole cupidigie. Tanti ricatti e tante paure. Galan, l’immenso, l’intoccabile, “l’onesto”, alla fine ammette. E crolla. E si rivela (una volta privo di grembiulino e compassi e protezioni parlamentari) per ciò che è. Un piccolo uomo, avido e pauroso.

Ieri i suoi di avvocati  hanno presentato domanda di patteggiamento di due anni e dieci mesi con 2,6 milioni di euro di confisca. La procura ha dato parere favorevole ai domiciliari, ritendendo la pena congrua. «La sanzione complessiva risponde infatti – secondo il procuratore Luigi Delpino e il procuratore aggiunto Carlo Nordio – al fondamentale criterio di rieducazione contenuto nell’Art. 27 della Costituzione, e ai criteri di ragionevolezza ed economia processuale che hanno ispirato il legislatore a introdurre l’istituto del patteggiamento». La decisione finale ora spetta al Gip.

L’ex governatore del Veneto e ministro attualmente si trova rinchiuso nel carcere di Opera a Milano. Non è la rocca di San Leo, ma Galan non è Cagliostro. L’ometto è solo. È deve trattare. Ha paura.
La presidente dei Gip di Venezia, Giuliana Galasso, si è riservata, fino a domani, la presa in esame degli atti relativi all’ipotesi di patteggiamento, e conseguentemente dei domiciliari, per l’ex presidente del Veneto Giancarlo Galan.

I legali del parlamentare, nell’ipotesi di accordo, hanno chiesto che l’udienza di patteggiamento si tenga il 16 ottobre prossimo assieme all’altra ventina di udienze previste sempre nell’ambito dei patteggiamenti nell’inchiesta Mose. Delle udienze si farà carico la stessa Galasso. Intanto gli ex sodali confessano. Berlusconi lo ha dimenticato, gli amici sono spariti,  ma i “fratelli”  hanno ancora dei conti in sospeso. Qualcuno deve pagare.