Come insegna una vecchia regola non scritta della vita: se non avete buone idee almeno copiate quelle degli altri ma sceglietele bene.
La politica italiana è fatta, dunque, a parte rare ed encomiabili eccezioni, di un fiorire di luoghi comuni legati a sempreverdi cavalli di battaglia che sorreggono da anni sul proprio dorso mestieranti privi di idee o contenuti.
Un continuo riciclare concetti ormai datati e privi di aggancio con la realtà.
L’obiettivo è sempre quello: ricavarne un vantaggio certo con pochi sforzi seguendo la facile strada, in termini ideologici, dell’usato sicuro.
Il principale, tra i miti apparentemente inossidabili, sembra essere quello dell’antifascismo (ormai in assenza di Fascismo) e dei ‘valori’ resistenziali.
Con sprezzo del ridicolo imberbi biografi dei partigiani, nati decenni dopo i fatti, pretendono di pontificare e offrire una distorta testimonianza su eventi che non mai hanno vissuto in prima persona.
Sostanzialmente simili, del resto, quanti fanno dell’anticomunismo la propria missione di vita (politica).


Succede, però, che la mancanza di retroterra ideologico e culturale emerga a volte improvvisamente con tutta la sua evidente chiarezza, producendo drammatici cortocircuiti.
In nome della tutela di una sbandierata libertà, per colpire un inesistente fascismo, il deputato Dem Emanuele Fiano, al culmine di un delirio autocelebrativo, ha infatti proposto leggi liberticide e antidemocratiche degne della peggiore dittatura.
Per protestare contro la presunta rinascita dello squadrismo, giovinastri imperversano aggredendo e devastando le sedi politiche degli avversari.
Specularmente opposti i comportamenti di chi in nome del rifiuto allo statalismo comunista si precipita a baciare la pantofola della UE o ad abbandonare ogni dottrina sociale e subire cadavericamente quanto impone il ‘libero mercato’.
Per fomentare ossessioni e paure di un ritorno del comunismo sono pronti a denunciarne la rinascita sotto nuove vesti ad ogni latitudine.


Ci sono però casi in cui queste due visioni estreme e contrapposte sembrano trovare una sintesi unificante.
E’ quanto accade ora di fronte al Golpe ispirato e sostenuto dagli USA in Venezuela che trova dalla stessa parte della barricata Matteo Renzi e Antonio Tajani con Federica Mogherini, Roberto Saviano e Giorgia Meloni, la Confindustria e la Cgil.
Sinistri e destroterminali uniti nel sostegno di Washington e dei desiderata del suo Dipartimento di Stato.
D’altronde, enunciati e distinguo di facciata a parte, per tutti questi figuranti della commedia delle parti, il richiamo della voce del padrone è da sempre irresistibile per non ritrovarli tutti insieme appassionatamente.
Una volta di più vale il detto: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.