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Ci risiamo: per l’ennesima volta l’Italia si accoda a spedizioni o “campagne” internazionali  senza senso, prive di utilità di qualsiasi genere per il nostro Paese e, soprattutto, in grado di rompere definitivamente gli equilibri già precari della politica internazionale. Obama ordina e Renzi esegue. Sembra una scena già vista in passato con altri capi di Stato e di Governo. Per l’ennesima volta da Washington si dettano agli alleati linee di politica estera alquanto discutibili, sol per portare avanti la storica e mai finita guerra fredda con la Russia, resa ancora attuale dalla difficile composizione della situazione della Guerra in Siria. 

Il Ministro degli Esteri Gentiloni ha annunciato infatti che l‘Italia invierà 140 soldati  in Lettonia per partecipare alla forza Nato guidata dal Canada al confine con la Russia. L’intento della Missione è quello di difendere (da cosa poi ancora non è chiaro) i paesi dell’Alleanza ed i suoi popoli. Gentiloni ha addirittura avuto modo di esprimere soddisfazione per la partecipazione alla missione che, a suo dire, dimostra il ruolo centrale dell’Italia in un’organizzazione internazionale quale la Nato. Il ministro della Difesa Pinotti ha invece ribadito il concetto secondo cui compito dell’Italia e della Nato è di difendere gli Stati e i popoli dell’Alleanza da ogni rischio e pericolo.

Gentiloni si è poi prontamente impegnato nel sostenere che la decisione non influisce minimamente nel dialogo che l’Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato. Peccato però che al di là dell’alleanza Atlantica, l’Italia ha dei rapporti internazionali con stati terzi da non rompere, tra cui anche e soprattutto la Russia.  In questo senso la reazione di Mosca non lascia presagire nulla di buono. Dal  Ministero degli Esteri Russo si sottolinea come in realtà la politica della Nato sia distruttiva, mirando a creare nuove linee di divisione invece che  relazioni di buon vicinato.  Quando  poi al portavoce degli Esteri Russo (Maria Zakharova ndc)  nel ricordare l’imminente visita diplomatica a Roma, si chiede quali possano essere le possibili ripercussioni nei rapporti con l’Italia, la risposta è sostanzialmente un “no comment”. Peccato però che Putin nel frattempo abbia già annullato la sua visita a Parigi e che la Merkel abbia già paventato nuove possibili sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Russia. Una opzione, quella di nuove sanzioni, davvero inaccettabile  per l’Italia.  Solo a giugno, data dell’ultimo Forum Economico a San Pietroburgo, si sottolineava che il bilancio dello scontro Europa-Russia ha prodotto già 3,6miliardi di mancate esportazioni. A ciò si aggiunge che da mesi Putin ha intrapreso una politica economica autarchica che spinge molti produttori, tra cui tanti italiani, sopratutto nella ristorazione, ha imitare i prodotti e le proprie eccellenze, con scarsi risultati.  Come si vede dunque la situazione è molto delicata e l’ulteriore isolamento della Russia, oltre a minare la pace e la sicurezza internazionale, potrebbe avere catastrofiche conseguenze sul piano economico.

In realtà con la partecipazione italiana si è persa ancora una volta una buona occasione per dare una prova di forza, per dimostrare che l’Italia ha autorità, credibilità e rispetto internazionale, secondo alcuni mai avute nell’ultimo ventennio a causa delle vicende private dei primi ministri. Forte di questo presunto nuovo splendore internazionale acquisito dagli ultimi governi, ci si sarebbe aspettato una forte presa di posizione da parte dell’Italia  nel sostenere l’inutilità della Missione. Ci si sarebbe dovuto attendere un atteggiamento diverso da parte di Pinotti, Gentiloni e dallo stesso Renzi: fondamentale per un Esecutivo è difendere gli interessi della propria comunità. Vane dunque sembrano le parole del Capo dello Stato, che dovrebbe essere guida e collante del Paese soprattutto nei momenti di difficoltà. Nei giorni scorsi Mattarella aveva affermato che “la crisi a cui assistiamo a Est e a Sud dell’Alleanza sono parte della più ampia precarietà del sistema di sicurezza internazionale  e l’Italia è consapevole e convinta sostenitrice della necessità di responsabilità condivise nell’affrontarle” (Fonte corriere.it) . Appare evidente dunque che la missione voluta dal Governo Renzi muove esattamente nella direzione opposta, provocando un accentuazione di quella precarietà in nome del predominio statunitense in tema di politica estera.

Urge che il Governo scenda in Parlamento per spiegare la deriva della propria politica estera. Sconcertante che non sia avvenuto prima. Condivisibili sono pertanto le critiche provenienti da tutte le opposizioni politiche. In questo senso, per quanto le dichiarazioni ufficiali possano smentire il carattere aggressivo della scelta contro la Russia, è evidente che si tratti dell’ennesimo ERRORE di politica estera voluta dagli ultimi Governi Italiani. La missione in Lettonia è ancora una volta imposta unilateralmente dagli Stati Uniti che, in un clima di finta armonia con le potenze alleate, danno prova di non sapere utilizzare altro rimedio (se non la minaccia dell’uso della forza) per calmare i rapporti incandescenti con  la Russia.  Mosca non è certo tra i paesi più democratici o l’alleato modello. Ma d’altro canto la politica ha il compito di salvaguardare gli interessi dei propri cittadini (anche in termini economici, come si diceva poco sopra) e la loro sicurezza spegnendo sul nascere il pericolo di un grande focolare di guerra. La cronaca di questi giorni dimostra tristemente come, nonostante siano passati i decenni  e siano caduti muri ed imperi, la situazione non è realmente cambiata. Con buona pace della sicurezza dei popoli.