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Il risultato del referendum costituzionale dovrebbe fare felici tutti. Sia quelli che erano per il sì, che quelli che erano per il no. Infatti, i primi saranno delusi del risultato, i secondi ne saranno felici, ma quello che dovrebbe accorpare tutti quanti in un senso di positività è che il popolo italiano, non certo storicamente noto per le sue prese di posizione, è sceso in piazza. Usando, al posto delle urla e dei bastoni, la scheda elettorale.
Non è risultato, ma il numero dei votanti e la decisione – secca e senza appello – che dimostrano che, finalmente, il senso di ribellione e di reazione di un popolo, borghesemente sopito per troppo tempo, forse sta nascendo. Insomma l’Italia, che di vere rivoluzioni non ne fatte mai, ha cambiato atteggiamento e, come un Masaniello di oggigiorno, ha deciso di bastonare il potere. Ha distrutto una carriera politica che sembrava promettente. Ha tappato la bocca a chi di parole ne proferiva anche troppe. Ha dimostrato di non farsi più convincere e blandire facilmente, ma di pensare con il proprio encefalo. Forse ha vinto il no perché l’ex Presidente del Consiglio Renzi ha esagerato, comparendo quotidianamente (più volte) su tutti i teleschermi. Compresi quelli… dei televisori spenti. Forse perché, con il suo modo falsamente mellifluo, alla fine dava dell’imbecille a chiunque la pensasse diversamente. Forse perché lo faceva senza possedere lo stile e la classe dei politici di ieri.
Sarà stato ciò che è stato. Ma quel che conta è il segnale forte dato da un popolo, prono da sempre, al cosiddetto potere. Un popolo, da sempre, amato per le sue arti, per le sue lettere e per le sue terre. Ma, da sempre, ingiustamente deriso per la sua inaffidabilità e per la sua ignavia.
E’ venuto il momento della riscossa e del riscatto? Forse.
Ma, d’ora in poi, non ci saranno più alibi: quello che accadrà sarà solo colpa o merito nostro.
Altrimenti avremmo fatto meglio a tacere ed a subire. Come sempre.