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Chi volesse farsi un’idea di come potrebbe diventare l’Italia governata in condominio da grillini e PD dovrebbe dare un’occhiata ai filmati messi in rete da Casapound che mostrano lo sgombero a Roma dell’immobile comunale di via del Colosseo 73.

Un gravissimo episodio di violenza e sopraffazione la cui responsabilità ricade sull’annaspante sindaco Virginia Raggi e che la stampa, salvo pochissime eccezioni, ha distrattamente dipinto come uno scontro tra “occupanti abusivi neofascisti [quindi sicuramente colpevoli a prescindere, ndr] e forze dell’ordine”.

La realtà è un po’ diversa: alle due famiglie italiane abitanti l’immobile, entrambe con seri problemi (parliamo di una anziana signora diabetica e di una famiglia con figlio gravemente disabile), la giunta Marino aveva garantito, come da loro richiesta, la regolarizzazione di un’occupazione tollerata dal Comune di Roma per diversi anni.

Il commissario Tronca, però, aveva cestinato la pratica e reso esecutivo lo sgombero senza, però, garantire alle due famiglie una sistemazione adeguata alle loro condizioni e spedendole in campeggi fuori da raccordo anulare.

Così una bella mattina una branco di esagitati vigili urbani in tenuta da combattimento si presenta al portone di via del Colosseo e con una violenza inaudita, ben documentata senza possibilità di smentita, procede allo sgombero.

La prima vittima è il padre del bambino disabile, fermo davanti al portone con l’intenzione di fare, evidentemente, resistenza passiva. Prima che possa profferire parola viene aggredito, senza aver mosso un dito, da quattro o cinque uomini che lo buttano a terra, gli montano sopra e urlando cercano di ammanettarlo. Ultimata l’impresa i rambo comunali sfondano il portone e irrompono all’interno. Nel frattempo un altro vigile da combattimento, visibilmente alterato, si avventa contro un militante di Casapound che sta riprendendo la scena e che si qualifica immediatamente come giornalista.

Il pizzardone-celerino, senza alcune giustificazione né spiegazione, minaccia di sbatterlo (chissà per quale reato) a Regina Coeli, lo aggredisce facendogli cadere a terra il cellulare con cui stava riprendendo la scena (essendo in diretta l’accaduto è stato fortunatamente documentato) e lo ferma (ma sarà rilasciato quasi subito).

Quasi a giustificare il fatto, in realtà ingiustificabile, una zelante cronista di Repubblica, dopo avere ricopiato il comunicato stampa dei vigili, ci informa che si tratta di Davide Di Stefano, fratello del vice presidente di Casapound “recentemente noto per aver partecipato alle rivolte anti-immigrati a Casale San Nicola (episodio per cui era finito ai domiciliari) e per aver rovesciato un bicchiere di Coca Cola su alcuni fumetti ironici dedicati al Duce durante la passata edizione di Romics” (non ridete perché, purtroppo, c’è poco da ridere).

Poi, mentre le suppellettili degli occupanti venivano sfasciate e buttate per strada, Simone Di Stefano e le persone presenti nell’edificio (effettivamente colpevoli di avere gettato farina sui pizzardoni-celerini) venivano ammanettate alla schiena (nonostante non opponessero nessuna resistenza) e portate via su un furgone bianco senza contrassegni verso destinazione ignota. Il loro avvocato spiegherà poi che solo dopo diverse ore è stato possibile rintracciarle ed assisterle.

Persone in divisa violente ed agitate, giornalisti intimiditi, testimoni tenuti a distanza, automezzi anonimi: scene degne del peggior Sudamerica, non certo della Capitale d’Italia.

Ci auguriamo ora che il processo agli arrestati diventi anche l’occasione per fare luce sull’accaduto, sugli “anomali”, diciamo così usando un eufemismo, comportamenti dei vigili e sulle relative responsabilità, come giustamente richiesto anche dal deputato Massimo Corsaro in una quanto mai puntuale e necessaria interrogazione parlamentare (l’unica, almeno per ora).

Colpisce che in un paese dove la forza pubblica tollera la violenza incontrollata di gruppi organizzati che mettono impunemente a ferro e fuoco intere città (vedi Milano il giorno dell’inaugurazione dell’Expo) si applichi una tale livello di violenza contro famiglie indifese e cariche di problemi.

Oltretutto da parte di elementi pare non nuovi ad un uso troppo disinvolto della forza e che da quanto si è visto nei filmati non sembrano né adeguatamente preparati né adeguatamente controllati. Di sicuro non sarà in grado di dare risposte serie la sindaca Raggi, alle prese con le paradossali vicende della sua pseudo-giunta e che ancora non ha spiegato le vere ragioni dietro a certe scelte piuttosto maleodoranti (è il caso di dirlo) come quella dell’assessora Muraro, il cui fascicolo in Procura si dilata sempre di più.

In ogni caso, se la sindaca e i grillini sono così determinati a fare rispettare (diciamo così) con le buone o preferibilmente le cattive la “legalità” li invitiamo ad occuparsi del caso della storica sezione PD di via dei Giubbonari, occupata dal partito senza titolo da tempo immemorabile e che ha maturato nei confronti del Comune di Roma un debito di oltre 170.000 euro.

Anche per questo stabile il commissario Tronca aveva decretato lo sgombero e Virginia Raggi in campagna elettorale aveva tuonato: “il Pd non è al di sopra della legge, sgomberare sede Giubbonari se necessario e se il Pd non paga entro pochi giorni”. La segretaria della sezione, dal canto suo, ha già lanciato la sfida: “Noi non ci muoviamo. Siamo pronti a resistere allo sgombero”.

Benissimo, vediamo allora se la sindaca manterrà almeno questa promessa elettorale e se i suoi maneschi ed agitati pizzardoni-celerini avranno con il partito al governo la stessa inflessibilità, determinazione e voglia di menare le mani che hanno mostrato nello sgombero di una anziana signora diabetica e di una famiglia con un figlio gravemente disabile.