Era il 12 ottobre 1492 – cinquecentoventotto anni fa – quando il nostro navigatore attraccò su una delle isole Bahamas. Ma in quel periodo di tempo, altri due esploratori italiani diffusero il nome dell’Italia e inventarono – etimologicamente parlando – nuovi mondi: Amerigo Vespucci, che nel giugno del 1497 sbarcò sulla terra che porta il suo nome, l’America, e Giovanni Caboto, stesso mese e stesso anno, approdò nella Nuova Scozia. Avevano, rispettivamente, 41, 43 e 42 anni. Giovani intraprendenti, studiosi e visionari, conquistatori vittoriosi di mare e di spazi, che firmarono con le loro imprese la storia del mondo, e purtroppo giovani morirono.

Oggi, dopo cinque secoli, le generazioni Erasmus, quelle delle tutele scolastiche, dei genitori sindacalizzati, dell’antropologia giovanilista, dell’assicurazione esistenziale decidono che i monumenti fanno ombra alla loro incapacità costruttiva, allora si votano alla distruzione delle memorie. E Cristoforo Colombo diventa, per un principio perverso, il simbolo da abbattere.
Vorrei dare loro una mano per trovare un motto adeguato alle loro imprese iconoclastiche, prima di affrontare alcune motivazioni psicosociopolitiche, tanto per parlare per difficile. Quindi suggerisco di togliere lo slogan esterofilo alle loro manifestazioni, soprattutto per mantenersi nella coerenza antiglobalista, e di assumere – cari ragazzi – una parola d’ordine più adeguata al vostro carattere, alla vostra organizzazione psichica, alla vostra struttura di personalità: “Erostrato vive e lotta insieme a noi!”.
Perché non è una novità del terzo millennio l’odio verso il bello, il riuscito e la gloria. Precisamente duemilatrecentosettantasei anni fa, il 21 luglio del 356 avanti Cristo, ci fu questo fallito di Efeso, uno psicopatico criminale senza arte né parte, che non sapendo come fare per essere ricordato dai posteri, vista la sua percepita nullità, decise di distruggere il tempio di Artemide, una delle sette meraviglie dell’antichità. La condanna fu esemplare: il suo nome non avrebbe dovuto essere pronunciato, scritto e trasmesso.

Ecco la vostra fine, uomini dall’Ombra sfumata, senza spessore e senza domani, con un passato che vi accusa del vostro fallimento, costretti a vivere in un presente alienato. Ma non pensate di cavarvela con l’ipotesi patologica di erostratismo, perché l’ansia di sopravvivere alla nullità non è neppure vostra, ma indotta da padroni che vi utilizzano e vi scaricheranno, inutili pedine di un gioco molto, molto più grande di voi.

Perché dietro agli abbattimenti di Colombo ci sono fattori di inaudita violenza, soprattutto psicologica, supportata da una informazione manipolata e distorta, una guerra non convenzionale contro la verità, lo spirito, la stessa civiltà.
C’è la rassegnazione vendicativa del nichilismo, di un’epoca senza princìpi e valori, senza risposta a domande mute e indecifrabili, senza un futuro al quale offrirsi per una visione e un destino.
C’è l’istigato sentimento di colpa unidirezionale nei confronti di un Occidente il quale, seppure in una sua declinazione discutibile e a volte equivoca, rappresenta storicamente la Storia dell’umanità.
C’è la revisione colposa della grandezza e della gloria, come se ogni manifestazione di potenza e di volontà dovesse essere emendata da una espiazione senza attenuanti né tempi di prescrizione.
C’è l’esaltazione artificiosa della “cultura” primordiale contro la “civilizzazione” prevaricatrice, in una delirante e fantasiosa retorica di un Eden mai esistito e di un “buon selvaggio” da riabilitare.
C’è l’odio secolare – è il caso di dirlo – da parte degli intellettuali disfattisti come il poeta comunista Louis Aragon o Jean-Paul Sartre, che con il loro tanto cieco quanto travisato terzomondismo hanno sempre rinnegato retaggio e memoria.
C’è una teologia sovversiva, la quale favorisce e supporta “i dannati della terra”, per dirla alla Frantz Fanon, addirittura rinnegando i suoi martiri della fede e supportando i persecutori dei suoi stessi credenti.
C’è questo e molto altro in questa strategia iconoclasta che vuole scalzare Cristoforo Colombo e negare la sua grandezza attraverso un processo politico basato su contraffazioni storiche e su capziose decontestualizzazioni.

Riusciremo nell’intento di fare giustizia del revisionismo unilaterale? Non lo so, e soprattutto non mi importa.
C’è uno scambio di battute bellissimo ne “Il Signore degli Anelli” tra Frodo e Gandalf. Il primo si sfoga dicendo: “Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!”; gli risponde Gandalf: “Anch’io, come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”. E questo è il nostro tempo disperato.
Di una cosa sono certo. Tra cinquecento anni, nei corsi e ricorsi della storia, i posteri diranno: ‘Vedete ragazzi, qui su questo piedistallo c’era un tempo la statua del grande Cristoforo Colombo, che ignoti barbari psicopatici hanno abbattuto’.
E la vendetta sui contemporanei Erostrati sarà compiuta.