E’ inaccettabile, improponibile, insostenibile, dopo le tante negative esperienze assurdo ed autolesionistico il proposito (speriamo non il progetto) avanzato da Salvini, più che mai a corto di idee, e da Tajani, al solito fedele alle fallimentari prove dell’era berlusconiana, con la Meloni, ancora perduta dietro le novità del momento, dei candidati “civici” delle elezioni amministrative. Sarebbe interessante approntare e conoscere una statistica sul comportamento, sulla produttività e sull’efficacia dei tanti Sindaci, eletti nell’epoca aurea di Berlusconi, e poi via, via smarritisi nel nulla, nelle crisi intestine e nelle sconfitte elettorali inflitte da una sinistra rigenerata dalla loro insipienza. L’unico caso felice, ottenuto grazie alla sua intelligenza, come sappiamo, bene individuale e personale, è rappresentato dal primo cittadino di Venezia.

Tanto per fermarci a Roma, quali risultati hanno ottenuto, quali effetti hanno prodotto, i “civici” Marchini, che sbarrò, grazie ad una intuizione di Berlusconi, al solito “geniale”, la strada del Campidoglio alla Meloni per farvi assidere la Raggi, e Parisi, candidato ancora partorito dall’empireo di Arcore, contro la gestione di “Montalbano junior” ?

Ho un micro esempio: nella mia città, Tivoli (50 mila abitanti), nei primi anni del XXI secolo al I turno è stato eletto per 2 volte un industriale, candidato da FI, dimessosi sempre per dissidi intestini alla coalizione e per la sua assoluta incapacità operativa. Tajani per Berlusconi e Salvini per il suo fresco consigliere Pera, non hanno compreso e non vogliono comprendere che l’orientamento antipartitocratico non è altro che il vessillo dell’antipolitica di stampo grillino, che ha visto la vittoria al sì, ottenuta con argomentazioni rozzamente qualunquistiche, non tesaurizzata e non enfatizzata per la crisi, speriamo mortale, del movimento di Di Maio.

La Meloni e l’autocrate non hanno ancora compreso che la moda impolitica è letale per loro, più per la prima, che vive ed è stimolata dai militanti e dai tanti allineati con le idee di destra, che per l’altro, ormai finalmente a fare i conti con diversi antagonisti interni e con le “armate Brancaleone”, formatesi nel centro e nel sud Italia sull’onda dell’effimero conformismo del momento. La moda grillina, incredibilmente affiancata dalla romana e dal lombardo, guarda o meglio mira alla c.d. “democrazia diretta”, fatta di progetti referendari, dettati dalla demagogia più spicciola e garantiti dall’assenza, incredibile del quorum. La Meloni è arrivata a prospettare – idea vuota e lontana da qualsiasi prospettiva credibile – “figure che siano espressione della società civile”, vale a dire, in termini franchi ma autentici, “unti del Signore”, pieni di sé stessi e di un carisma assolutamente superficiale.

Si ricomincia poi a guardare noiosamente e sognare “un rafforzamento del centro”, la famosa “morta gora” neodemocristiana, più volte ed in modo meschino, naufragata nel nulla. Occorrerebbe capire, anche in tempi rapidi, che la vera guida del centrodestra, dopo i suoi interventi misurati ma severi, le sue centrate e indispensabili denunzie, va individuata nella figura prestigiosa della Presidente del Senato.