Quando Stefano Parisi si presentò al teatro Dal Verme a Milano per annunciare la sua sfida a Sala per la poltrona di sindaco della città, il suo discorso fu convincente ma non coinvolgente. Egli non fece altro che illustrare i suoi progetti per migliorare la città , con proiezioni di “slide”, che altro non sono che diapositive, colorare tutto di giallo e cercare di infondere ottimismo.

Qualche giorno dopo la presentazione, convocò una quarantina di specialisti inviati dai partiti della coalizione di centrodestra per chiedere idee e suggerimenti con cui affrontare la campagna elettorale su svariati temi, dall’ambiente alla sicurezza, dall’istruzione al traffico urbano. Qualcuno obiettò che tutto questo era giusto ma occorreva anche trovare dei valori condivisi per motivare certe scelte e creare maggiore unità di intenti fra le forze politiche che lo sostenevano. La risposta fu più o meno che lui voleva vincere e solo vincere e aveva bisogno di idee più che di valori.

Come è andata lo abbiamo visto e l’opaco Sala, successore del grigio Pisapia, è stato eletto sindaco di Milano.

Stefano Parisi è stato estratto dal cilindro delle riunioni dei big del centrodestra come candidato a governatore del Lazio; al momento i sondaggi lo danno al secondo posto nelle intenzioni di voto ma lontano da qualsiasi ipotesi di vittoria.

Presto Stefano Parisi appenderà una nuova bandierina, forse gialla, alla lista delle sue sconfitte. Il candidato improvvidamente scelto dai big del centrodestra farà presto le valigie, senza però lasciare dietro di sé la simpatia ed il rispetto che a suo tempo suscitò Guido Bertolaso, quando dovette rinunciare alla candidatura a sindaco di Roma, la persona giusta scelta nel momento sbagliato.

Mi auguro che finalmente i leader del centrodestra abbiano il cuore, il buon senso e l’umiltà di scegliere con convinzione il sindaco di Amatrice Pirozzi e partire con una campagna elettorale decisa ed appassionante.

Qualunque cosa succeda, avremo perlomeno un candidato che saprà parlare al cuore della gente e portare forte il grido di dolore delle popolazioni terremotate del centro Italia.

In questa campagna elettorale appena iniziata si staglia alto un muro di gomma, apparentemente impenetrabile, difeso da quattro torri, dalle quattro “D” : la Diffidenza, la Disillusione, la Delusione ed il Disgusto. All’interno c’è tutto il popolo dell’astensionismo, la maggioranza della nazione. Chi saprà aprire dei pertugi in quel muro , fare breccia nelle menti e nei cuori di tutto quel popolo, forse riuscirà a vincere.

Per fare questo non occorrono solo buone idee, interessanti progetti ma anche valori forti che trasmettano emozioni, speranze, coinvolgimenti ed anche, perché no, qualche illusione.

Per riuscire nell’impresa di trasmettere queste sensazioni occorre essere credibili, onesti, apparire veramente coinvolti in quello che si proclama, infondere fiducia perché si dice quel che si crede, perché si è quel che si vede. Ascoltare la gente, parlare con la gente, capire la gente. Frequentare i mercati, incontrare le periferie, raggiungere chi è inascoltato, tirar fuori le sofferenze nascoste.

Tutti gli slogan rimasti scolpiti nella storia recente parlano al cuore degli uomini : “I have a dream “ diceva Martin Luther King, “I am a Berliner “ gridò John Kennedy, “Sangue , sudore e lacrime” prometteva Churchill, “Vive la France “ urlava De Gaulle, “Yes, you can” rassicurava Obama, “America first” rispondeva Trump. Banalità se vogliamo, ma dette con la passione della propria fede, senza “slides”, senza grafici.

Oggi abbiamo gli ometti del PD e gli omini del Movimento Cinque Stelle. Tutti dei “carciofini sott’odio”, per dirla alla Longanesi ; gli uni a parlare contro gli altri, a dispensare epiteti gratuiti, pensando di avere la verità dalla propria parte; permeati di ideologia e non connessi con i problemi del proprio popolo.

Andando nei mercati a parlare con la gente, se proponi , per esempio, Fratelli d’Italia, la risposta è :” Sì, sì, forse, può darsi.” Ma se dici solo Giorgia Meloni allora il tono cambia :” Sì, la Meloni mi piace, mi piace proprio; ah quella la voterei subito !”, Poi però potrebbero aggiungere tante cose, del tipo ; “ non è delle mie idee”, “ è alleata con quell’altro”, “ è romana, con quell’accento”, che spiegano che un’incrostazione di diffidenza è ancora presente.

Sergio Pirozzi nel Lazio e Giorgia Meloni in tutta Italia ; è a destra che si parla con il cuore, che si possono accendere gli animi, che si può sfondare quel muro, dare dignità ad un popolo, speranze ai più deboli.

Candidature rivoluzionarie e non ce ne rendiamo conto; siamo noi più degli avversari politici, piccoli uomini, a creare ostacoli, fatti di invidie, ripicche, incredulità. Una donna candidata alla presidenza del Consiglio e non è una Bonino da quattro soldi, con un torbido passato ; una donna battagliera, intelligente, preparata ma quando mai ci ricapiterà ?

E Sergio Pirozzi ? Una candidatura che nasce dalla sofferenza, dalla voglia di riscatto, dall’Italia profonda, ma perché no ?

Diamoci una mossa.