E’ banale e scontato osservare che nei giorni della forzata sospensione del nostro sito si sono accumulati mille e mille argomenti, degni di considerazione e di attenzione. Sono tutti legati al momento ma alcuni, tra quelli presi in considerazione, costituiscono argomenti di costume, di metodo e di mentalità.

Le posizioni, le scelte e le indicazioni programmatiche di Berlusconi, perché tanto è solo lui a parlare, ad essere presente perché poi è lui a decidere ed a condizionare l’orientamento, sono nella loro globalità criticabili per non dire inaccettabili.

Per Salvini sono molti se non tutti gli intervento riguardo i quali le obiezioni sono frenanti e condizionanti. Ad esempio in occasione delle manifestazioni dell’antifascismo, che hanno avuto per comoda e artificiale scintilla i fatti di Macerata, non ha saputo trovare di meglio, piuttosto che ricercare le radici dell’accaduto, di riesumare un vecchio giudizio di Pasolini sull’antifascismo “arma di distrazione per vincolare il dissenso”. Ha raggiunto poi il culmine del ridicolo con il giuramento sulla Costituzione, usando due termini, per la destra vaghi e principalmente inaccettabili, quali “popolo” e “paese”.

Nelle rare occasioni, in cui le è graziosamente lasciato spazio, la Meloni merita consensi con la sua ricerca, coronata da successo, di una manifestazione unitaria e paritaria tra gli “alleati” , con la sua sottolineatura della necessità di una decisione concordata e condivisa del candidato premier e con il suo esplicito rifiuto di una collusione anche remota con la Bonino.

Per brevità, in sintesi vanno tenuti in considerazione 4 temi:

  1. I passaggi smilzi e sbrigativi del programma elettorale relativi alla scuola, scontato il loro carattere, preoccupano per l’immotivato risalto attribuito alle scuole paritarie, spesso prive di controlli efficaci, assimilate alle statali, in disprezzo di una tradizione ultrasecolare, e l’illogica riduzione da 5 a 4 anni del corso di studio negli istituti superiori.
  2.  Da respingere e da rifiutare la criminalizzazione in corso dell’astensionismo, rilanciato e riproposto nel suo discorso di commiato da presidente della Corte costituzionale. Grossi ritiene “l’astensione non accettabile sul piano etico. Il voto è l’arma del popolo sovrano, partecipare è un dovere del cittadino” senza chiedersi invece se non sia in via preliminare e determinante pretendere ed invocare una politica più efficace, più limpida e più concreta.
  3.  Con una presentazione in I pagina e uno sviluppo in 13° il giornalone di via Solferino, senza alcuna meraviglia e senza osservazioni critiche, annunzia che Xi Jinping “sarà presidente della Cina fino a quando vorrà”, orgoglioso del progetto di una “Cina per sempre socialista, grande, moderna e bella”. Non è davvero arduo immaginare le urla e gli isterismi se invece questi programmi, con il termine “nazionale” invece di “socialista”, fossero stati presentati da un autocrate, remotamente riconducibile a destra. Nessuno fra i tanti industriali , i cui ricavi nel 2017 hanno toccato il massimo degli ultimi 10 anni e che oggi tifano, come è loro costume sfacciatamente, per le “grandi intese”, ha espresso riprovazione o timido dissenso. Vivono tutti, politici e signori della Confindustria, garantiti ed illuminati dalla Costituzione, definita da Gentiloni e da Minniti, con un unico aggettivo: antifascista.
  4.  L’altro giorno chi scrive è stato raggiunto per la risposta ad un sondaggio gestito dal Ministero dell’Interno – Ius soli , fondato sul quesito “Sei favorevole allo Ius Soli, l’acquisizione della cittadinanza per chi nasce sul territorio italiano?” Nella II pagina, con la seducente proposta della eventuale conquista di “un premio a scelta”, lo sventurato, in barba al classico anonimato, è stato invitato a fornire i dati anagrafici per una sorta di innegabile lista di proscrizione. Ma il ministro Minniti non è un campione da lodare e da acquisire nel futuro governo delle “larghe intese”?