Mercoledì 18 ottobre. Prima giornata di lavoro a Barcellona. Qui la situazione e’ tesa. Faccio la visita al mio primo cliente, una signora catalana che segue l’export per una importante azienda di cosmetica con la quale tratto sia il mio monodose che un cliente in Iran. Inevitabile iniziamo parlando di ció che sta accadendo. E parte uno sfogo di 20 minuti. Lei si sente catalana ma anche spagnola, trova il tema indipendenza una sciocchezza pero’ incolpa Madrid di non aver ascoltato in questi sette anni, dopo la bocciatura del nuovo statuto della Catalogna da parte della Corte Costituzionale, i catalani e mi fa un esempio concreto. “ Volevamo il corridoio del Mediterraneo che aveva proposto l’Europa e non ci hanno considerato, in compenso hanno fatto l’aeroporto di Castellon nella regione valenciana che e’ sempre vuoto”.

Ammette che in famiglia, tutti catalani da sempre, sono divisi sul tema indipendenza e per evitare di litigare non ne parlano. E’ convinta che ci sia gia’ una soluzione, concordata tra il mondo catalano che conta e Madrid e che siamo solo alle ultime scintille. Io dico che me lo auguro, ma per quello che sto vedendo e per la mia esperienza politica qui la situazione e’ scappata di mano a tutti. Coincidiamo nel dire che la politica a Madrid e a Barcellona ha esponenti di bassissimo livello, che se ci fossero stati Aznar o Gonzales da una parte e Pujol dall’altra non saremmo arrivati qui, ma ormai la situazione e’ questa. Concludiamo l’incontro, dopo aver parlato di affari, parlando del progetto che doveva fare con i miei monodosi e mi risponde che lo faremo sicuramente ma ora tutti gli investimenti sono bloccati da parte della proprieta’ in attesa di capire cosa succedera’ perche’ anche loro non escludono di spostarsi da qui, il fenomeno della fuga di aziende dalla Catalunya verso altre regioni di Spagna sta diventando paradossale si sono verificate nell’ultima settimana lo spostamento di sedi sociali di aziende catalane con un ritmo di 20 per ora come e’ stato dichiarato dal Colegio registradores ossia da coloro che giuridicamente compiono questi atti. Mi dice che l’unica cosa positiva che ha portato questa situazione e’ che molti come lei ora si interessano alla politica cosa che fino a poco tempo fa interessava a pochi. Ci lasciamo con un abbraccio e incrociando le dita, anche se lei sa bene che domani, giovedi 19 ottobre sara’ uno dei giorni piu’ lunghi per Barcellona e ha gia’ detto a sua figlia, studente liceale, che se vede manifestazioni di piazza di prendere velocemente il metro e di venire a casa…….
Visito altri due clienti, provo ad intavolare l’argomento, ma mi smorzano con un sorriso mezzo isterico e dicendomi “speriamo che tutto si risolva bene e presto”, nulla di piu’. Non insisto, capisco che paura e amarezza prevalgono sulla voglia di parlare.
Con l’auto mi porto dalla periferia industriale al centro di Barcellona e noto una cosa che prima non avevo mai visto nelle tantissime volte che sono stato qui a Barcellona. Sui balconi di molte case oltre le solite bandiere catalane vedo per la prima volta, molte bandiere spagnole esposte in segno di sfida a quelle catalane che per anni erano le uniche esposte. E la cosa strana e’ che a seconda dei quartieri che passi vedi prevalere le une sulle altre e viceversa. Ad occhio direi che nei quartieri piu’ popolari prevalga la bandiera spagnola in quelli piu’ borghesi quella catalana. Bastano pochi metri e la vista cambia in un senso o in un altro, quei pochi metri dividono un quartiere dall’altro. Cosa significa ? Che quella maggioranza silenziosa non indipendentista che per anni e’ stata silenziosa ora ha deciso di mostrarsi e lo fa nello stesso modo dei loro avversari, gridando, manifestando, minacciano e mostrando la bandiera in termini di sfida. No non e’ un bel segnale, tutti si aspettavano una lotta fratricida Madrid / Barcellona, ma sara’ ancora peggio una guerra civile tutta catalana……..

Spero di sbagliarmi, ma non la vedo bene sopratutto perche’ oltre la farsa ci sono i dati economici che hanno visto crollare il turismo in Barcellona del 20% in due settimane, la paura della gente di perdere il lavoro, la fuga delle aziende. La rivoluzione non si fa mai a pance piene e i catalani hanno da sempre la pancia piena, ma quando vedi la crisi economica epocale che sta per passarti sopra come un tir e per una stupida ripicca indipendentista, la reazione puo’ diventare molto pericolosa, ma non da Madrid, ma proprio da qui.

Torno in albergo sotto una pioggia scrosciante, evento atmosférico che gia’ di per se’ non ti tira su di morale. Mi fermo a parlare con il portiere dell’ hotel mentre fumo il sigaro notturno e mi scappa la domanda: “ma come va a finire questa storia? Mi risponde un po’ timoroso, non sapendo con chi sta parlando e rimane abbottonato, almeno in principio: “ non lo so ma indipendenza o non indipendenza l’ importante e che tutto finisca presto perche’ cosi non si puo’ andare avanti ”. Colgo la palla al balzo e rilancio: “ Ma se otterrete l’indipendenza in cosa sarete diversi rispetto ad ora?” Mi guarda, capisce dal mio sguardo e dalle mie parole che non ho simpatie indipendentiste e allora si sfoga con una risposta lapidaria: “ saremo solo piu’ poveri”………..gli sorrido e gli dico buenas noches. La sua risposta mi lascia un briciolo di speranza perche’ solo la gente che ha fame nei momenti di maggior pericolo non fa voli pindarici sui principi universali ma rimane con i piedi per terra.

E speriamo che siano tanti ad avere fame, almeno uno in piu’ dei fighetti della borghesia catalana ………. buona notte a tutti qui Barcellona ore 23 del 7 giorno della nascita presunta, ma non certa della Repubblica Catalana indipendente, a voi studio.