Ho trascorso diversi anni viaggiando all’estero per lavoro ricevendo, in quanto italiano, parecchi sinceri apprezzamenti e qualche sporadica dimostrazione di disprezzo basata sul sempreverde epiteto di mafioso. Mai avrei immaginato, però, che gli italiani sarebbero stati un giorno additati tutti come infettivi e potenziali portatori di virus letali, al pari degli untori della peste di manzoniana memoria.

Che sia colpa di quella capra ignorante (ex capo politico di un movimento di analoghi soggetti) che dal basso della sua insipienza pronuncia ‘vairus’ un virus influenzale (sicuramente perché non conosce il latino), di chi pelosamente per recuperare consensi elettorali ha organizzato passeggiate a Chinatown a Milano (peraltro – solo poche ore dopo – totalmente chiusa per scelta della stessa comunità cinese) anziché collaborare nel creare coscienza della necessità di prevenzione o di un Governo imbelle che ci ha ritrasformati nella discarica dell’Africa, che posiziona con grande enfasi i ‘body scanner’ negli aeroporti ma fa sbarcare centinaia di persone senza documenti e senza controlli, agli organi di informazione che contribuiscono a seminare panico e incertezza distribuendo con enfasi, a piene mani, notizie ansiogene con immaginabili ricadute in Italia e all’estero, oppure tutte queste cose insieme non è dato sapere.

Se riusciremo (come probabile) a sopravvivere però all’epidemia influenzale e alle sue ricadute sulla nostra già provata economia sarà molto più difficile farlo a una classe politica di imbelli e traditori.

Da loro, forse, solo il virus potrebbe salvarci.