“Voci contro vento” rappresenta la bibbia della musica alternativa .Il libro contiene tutti i nomi, i testi, le storie dei protagonisti di un genere musicale che fu veramente underground, perché lontano dalla ribalta, dai riflettori dei media, dai facili e lauti guadagni. La musica alternativa si diffuse negli anni settanta attraverso una circolazione semiclandestina di cassette registrate spesso in modo molto improvvisato ed artigianale, con le radio libere di destra unico veicolo di trasmissione. Non esisteva un genere definito, c’era chi si esprimeva con il rock, chi ricordava nello stile vocale i cantautori di allora, chi incontrava sonorità celtiche o addirittura flussi orientaleggianti. Ma sempre era un grido, un grido disperato, un grido di giustizia contro un mondo che soffocava il libero pensiero, dove i dogmi ideologici ed il conformismo di sinistra erano i veri padroni.

Il libro contiene un cd con ben 150 brani con tutti, ma proprio tutti , i cantanti ed i gruppi della musica alternativa. Riascoltare quelle canzoni a distanza di trenta, quarant’anni da allora, oltre ad essere un’operazione nostalgia e a farsi riportare ai momenti della propria giovinezza, rappresenta un’occasione di riflessione sulla vita e sulle aspettative di allora.

C’erano gruppi, come gli Amici del Vento o gli ZPM che davano il meglio nella musica militante, che infiammavano gli animi nei concerti, poi i cantautori come Fabrizio Marzi, Leo Valeriano o i compianti Michele Di Fiò e Massimo Morsello, con canzoni più intimiste che esprimevano speranze o disagi ancora attuali. La Compagnia dell’Anello rappresentava e rappresenta ancora oggi la sintesi fra tutte queste espressioni musicali.

Ho ascoltato tutto il cd in macchina, pochi brani alla volta, a far da colonna sonora ai miei spostamenti mattutini in città. Alcuni cantautori oggi sarebbero inascoltabili, se partecipassero a X-Factor o programmi simili verrebbero subito eliminati dopo pochi secondi di ascolto. Ma negli anni settanta ogni cosa fatta a destra costava in termini di rischio, discriminazione, carriera. Per cui chiunque si esponesse, godeva dell’ammirazione del proprio mondo. Quindi gli si perdonavano le stonature, gli accordi alla chitarra approssimativi, qualche lagna funerea.

La maggior parte dei testi riguardavano le persecuzioni comuniste nell’Est, la rivolta d’Ungheria o la primavera di Praga, il sacrificio di Jan Palach : oggi a venticinque anni dalla caduta del Muro di Berlino, un giovane non riuscirebbe a capire. Così come gli sarebbe difficile comprendere il pathos di tutte quelle canzoni dedicate ai nostri martiri, canti di sacrificio, di morte, di vite spezzate.

Una sera ascoltavo, sempre in macchina, una canzone di Andreina, la cantante alternativa più arrabbiata, ora si utilizzerebbe un altro termine, che urlava “vendetta per i nostri camerati assassinati!” : mia figlia diciassettenne, che mi era di fianco, mi ha chiesto subito :“ma quella è matta?”.

E chissà che fine ha fatto Andreina, che allora aveva il carisma della sua femminilità ribelle: sarà una tranquilla casalinga, una grillina irrequieta o una donna con ancora velleità di destra ?

Tra le tante canzoni riascoltate c’è “ La donna del nero”, storia di una ragazza che scopre sgomenta che la sua prima volta è stata con un “nero”, inteso non come un migrante africano, ma come un giovane di destra, che nel razzismo ideologico della sinistra è quanto di peggio possa capitare.

Purtroppo questa malapianta razzista è ancora viva e si diffonde come una sinistra gramigna.

Ho apprezzato invece che nel libro sia stato inserito anche il nome di Bruno Giudici tra i nostri martiri : era un iscritto al PCI, ucciso perché intervenuto per difendere da un’aggressione il proprio figlio, militante del Fronte della Gioventù ; segno che nel nostro mondo non esistono i marchiati dall’odio.

Ma i testi ancora attuali della musica alternativa di allora, riguardano proprio gli insopportabili radical-chic, quei comunisti falliti che ancora vogliono darci lezioni, che non hanno mai pagato pegno per tutte le scempiaggini dette e fatte, le cui vite sono state sempre in discesa senza particolari meriti, ma che comunque non baratteremmo con le nostre.

Le nostre canzoni di musica alternativa già negli anni settanta denunciavano i loro comportamenti, gli opportunismi, i compromessi e le violenze del loro mondo :noi lo potevamo fare perché allora, oggi non so, eravamo inattaccabili sotto il profilo del disinteresse, dell’entusiasmo e del coraggio.

Pochi giorni fa la Boldrini, una talebana “de nojantri”, dopo aver assistito agli scempi sui monumenti assiri praticati dai fanatici dell’Isis, si è arrapata e vorrebbe scalpellare l’obelisco del Foro Italico.

La stupidità della sinistra non conosce vergogna ma nemmeno la corrosione del tempo , per questo la musica alternativa ha ancora storie da raccontare.

“Voci contro vento” rappresenta la viva testimonianza di un’epoca , vista anche nella sua quotidianità ; se non ci fossero state le nostre canzoni, poco sarebbe stato tramandato e quel poco lo avrebbero raccontato gli altri.

Una nuova era si sta affacciando , si vedono i primi albori di un attacco alla cristianità, un’aggressione ad un’Europa che non si sa difendere, prigioniera della grande finanza e svuotata di valori.

“Il sole si leva ad est rosso sangue

Ma luce non dà a chi in pace langue

Non amo quell’uomo che teme battaglia

Che contro i miei versi per uso si scaglia”

Da “Altaforte “di Renato Colella su poesie di Ezra Pound, perché c’è ancora bisogno delle nostre canzoni.

 

Autori vari

VOCI CONTRO VENTO

Storie e canzoni della musica alternativa 1965-1983

Libro + Cd con 150 mp3


Edizioni Fergen, 2012 


pp.496- euro 20.00