A fianco delle ricostruzioni e delle analisi giornalistiche, nel passaggio delicato e cruciale delle istituzioni, sono da utilizzare le interviste e le dichiarazioni non solo dei protagonisti ma anche dei comprimari.

Sono interventi, tutt’altro che accurati e dettagliati, dai quali traspare il livello autentico della classe politica, la voce delle donne o degli uomini impegnati nella commedia/farsa/dramma.

In giorni diverse sono state raccolte le opinioni di una esponente della “coalizione” maggioritaria e di un uomo del passato dalle cento e cento esperienze.

Stefania Prestigiacomo, nonostante la levità intellettiva del contributo, ha palesato una asprezza polemica, inutile e non poco sprezzante, prova di una situazione interna tutt’altro che tranquillizzante. Attribuire a Berlusconi, il sempiterno ed incontrastabile leader, il merito della “straordinaria rimonta che ha portato la coalizione al successo” significa calpestare la cruda e misconosciuta realtà dei numeri. La deputata siciliana conosce a piena la curva discendente dei consensi ottenuti e faticosamente conservati dal suo partito: 2001 29,43%, 2006 23,72%, 2013 21,56% e 2018 14,01%?

Scandalizzata, al limite del disgustato, la Prestigiacomo, alla quale è da consigliare la lettura, tra i più recenti, di Marco Invernizzi sui limiti e sulle disfunzioni incancellabili del “berlusconismo”, giudica “impensabile” un partito unico FI – Lega.

Il passaggio saliente, che convalida la vera, insuperabile radice del minestrone e la sua inaccettabilità, si ritrova nell’etichetta sbandierata ed esaltata: “Forza Italia ha un dna di forza di governo [cioè attenta e dedita solo al potere e alle immancabili poltrone] e probabilmente chi ha fatto una opposizione gridata, magari demagogica, in una fase di crisi, ha avuto più ascolto da parte della gente arrabbiata”. Gente di certo meno “arrabbiata” della Prestigiacomo.

Dell’intervento di Marco Follini, ex vicepremier con Berlusconi, poi con una serie interminabile di cariche e di incarichi perduti e di militanze abbandonate (l’ultima nel PD), vale cogliere l’utopistica visione di una “costituzionalizzazione” della protesta in un governo PD – 5 Stelle, come se i grillini fossero tanto ingenui dal lasciarsi catturare dal verbo fascinoso di Martina, e l’intollerabile appoggio alla soluzione di “un governo istituzionale”, cioè assembleare, magari gradito per i suoi obiettivi ed i suoi scopi solo a Berlusconi.

Di Follini si deve accettare e avallare una sola, sperduta considerazione, quella sull’intenzione autentica di Salvini di “assoggettare” il centrodestra, come dimostra l’inaccettabile uso, divenuto addirittura abuso, della prima persona singolare in ogni frase e per ogni decisione.