Finché ci servivate vi abbiamo pagato e armato, ma ora la festa è finita e sono affari vostri. Detta in soldoni suona così l’addio di Donald Trump a quei curdi siriani dell’Ypg considerati un tempo gli alleati indispensabili per salvare il mondo dagli orrori dell’Isis. Ma se fino a qualche mese la sconfitta dello Stato Islamico occupava un angolino negli scenari politici della presidenza americana ora lo scenario è completamente mutato.

Oggi l’unico obiettivo di un Trump assediato e minacciato di impeachment è la riconquista del proprio elettorato e della Casa Bianca. In questo contesto l’addio ad un conflitto siriano inutile, nella dottrina trumpiana, per gli interessi Usa è un passo obbligato per rivendicare il rispetto delle promesse fatte agli elettori nel 2016. E poco importa se di qui a qualche giorno la Turchia di Recep Tayyp Erdogan, sospettata tempo fa di ambigue connivenze con l’Isis, farà carne di porco degli ex-alleati accusandoli di rappresentare la costola siriana del Pkk di Ocalan. In fondo meglio accontentare un Erdogan pronto, altrimenti, ad accordarsi con la Russia che restare in Siria.

Su questo il calcolo di Trump è semplice. Permettendo alla Turchia di occupare una fascia di sicurezza lunga 480 e chilometri, profonda oltre trenta ed estesa dal corso Eufrate fino al confine iracheno, l’America vanifica le promesse russe di restituire al proprio alleato Bashar Assad l’integrità territoriale del paese. E quindi rende più complesse quelle intese con Ankara su cui Mosca conta per imporre una pax russa e ridimensionare l’influenza di un Iran pronto a contendergli il ruolo di principale alleato di Damasco.

L’Isis, invece, non è più una preoccupazione della Casa Bianca. Come non lo sono i settantamila fra militanti e familiari dello Stato Islamico detenuti nel campo di Al Hol controllato dai curdi. Lo Stato Islamico che da settimane è tornato ad operare a cavallo tra Iraq e Siria potrebbe approfittarne per liberarli e suggellare così uno spettacolare ritorno sulla scena. Ma neppure questo turba molto l’inquilino dello Studio Ovale. Come Trump fa notare nella raffica di tweet sparati ieri mattina migliaia di quei prigionieri e dei loro familiari provengono da un Europa colpevole, a suo dire, di pretendere che sia l’America a farsene carico.

E qui l’analisi brutale di Trump non è lontana dalla realtà. Consapevole dell’inaffidabile clemenza dei propri sistemi giudiziari i paesi europei hanno fin qui evitato di riprendersi i terroristi dell’Isis provenienti dai propri territori nel timore che i processi a loro carico si concludessero con delle scarcerazioni per mancanza di prove. Nell’ottica spregiudicata della Casa Bianca meglio affrontare il rischio di una loro liberazione e di una rinascita dell’Isis destinato a rappresentare – in uno scenario disertato dagli Usa – un ulteriore elemento di instabilità per gli interessi di Russia Siria, Iran e Turchia. Gli interessi di tre nemici giurati e di un alleato sempre meno affidabile.