Alternative für Deutschland non è una meteora sulla scena politica tedesca. La conferma – l’ennesima, in verità – della presa che il partito sovranista ha sull’elettorato arriva dal voto nei Länder di Sassonia e Brandeburgo. Nelle due regioni orientali le urne hanno visto AfD triplicare e raddoppiare, rispettivamente, i consensi conquistati in occasione del turno elettorale di cinque anni fa, facendo del partito sovranista la seconda forza politica nei due Länder. Le regioni orientali si confermano, quindi, la vera roccaforte di Alternative für Deutschland, unica forza politica in grado di intercettare il disagio diffuso e le ansie di ampie fasce della popolazione. Un disagio che i partiti di sinistra evidentemente non riesco a comprendere, prima ancora che a far proprio. La stessa Cdu della cancelliera Merkel continua a mostrarsi in affanno, riuscendo a difendere con grande sofferenza le posizioni nella sola Sassonia.


Ma veniamo al dato numerico che, nella sua essenzialità, ben fotografa la complessa situazione politica tedesca, caratterizzata dalla profonda sofferenza di Cdu ed Spd, pilastri delle grandi coalizioni cui è stato necessario far ricorso con crescente frequenza negli ultimi anni al fine di garantire la tradizionale stabilità al sistema politico tedesco. Stabilità che sembra ogni giorno di più diventare retaggio di un passato che non esiste più. Bene, i numeri mostrano come in Sassonia la Cdu sia riuscita a restare il primo partito del Land con il 32,1% dei consensi, lasciando però sul campo qualcosa come il 7,3% dei voti rispetto al 2014. Al secondo posto c’è AfD che, nello stesso lasso di tempo, triplica i consensi passando dal 9,7% al 27,5%. Vero e proprio crollo per i partiti della sinistra tradizionale: Die Linke perde l’8,4% attestandosi al 10,4%, mentre l’Spd coglie il suo peggior risultato in Sassonia con un misero 7,7%. Crescono, ma meno di quanto lasciassero immaginare i recenti successi alle europee, i Verdi, attestati all’8,6%. Restano fuori dal Landtag i liberali, bloccati sotto la soglia di sbarramento.


Dello stesso tenore il risultato in Brandeburgo, con l’unica differenza che qui si invertono i ruoli di Spd e Cdu. In questo Land, infatti, sono i socialdemocratici a mantenere il primo posto, pur con una sensibile perdita di consensi. L’Spd del governatore Dietmar Woidke si attesta al 26,2%, lasciando sul campo il 5,7% rispetto al 2014. Secondo partito è Alternative für Deutschland con il 23,5%, in crescita dell’11,3%. Ancora una batosta per la Cdu della cancelliera Merkel che anche in Brandeburgo perde oltre il 7% dei consensi, raggiungendo il 15,6%. Attestati intorno al 10% Verdi e Die Linke, anche se per gli ambientalisti si tratta di un successo (+ 4,6%), mentre per la sinistra di una sonora sconfitta ( -7,9%). Anche in Brandeburgo i liberali restano fuori dal parlamento regionale, mentre superano la soglia del 5% i Freie Waehler (liberi elettori).

Il voto di domenica scora ha, dunque, vistosamente punito i due partiti di governo – Cdu ed Spd -, oltre che Die Linke, forza di opposizione di sinistra ritenuta evidentemente poco credibile in questo ruolo dagli elettori dei due Länder chiamati alle urne. A crescere solo AfD e Verdi, anche se i veri vincitori del turno elettorale sono i sovranisti tedeschi, capaci di diventare seconda forza politica sia in Sassonia che in Brandeburgo. E nonostante ciò per diversi organi di stampa quella di AfD sarebbe una mancata vittoria.

Difficile comprendere secondo quali parametri, salvo quello fantasioso della conquista del 51%. Alternative für Deutschland, invece, si conferma formazione in grado di attrarre consensi in maniera trasversale all’interno dell’elettorato tedesco (parte dei voti in uscita dalla Cdu come da Die Linke sono confluiti sui candidati sovranisti), oltre che presenza stabile – ed in crescita – alla destra della Cdu/Csu. Uno spazio politico rimasto fino a pochi anni fa privo di una valida rappresentanza politica alternativa a quella del partito democratico-cristiano, un serbatoio di voti da cui il partito di Frau Merkel oggi attinge, quando vi riesce, con sempre maggiore difficoltà. Ed è proprio sulla Cdu che dovrebbe concentrarsi l’analisi del dopo voto: se l’Spd continua a perdere consensi in favore dei Verdi – e probabilmente dell’area del non voto -, la crisi della Cdu sembra non conoscere battuta d’arresto. Anche quando riesce a mantenere il primo posto – come in Sassonia – il partito della Merkel continua a perdere consensi, probabilmente perché incapace di darsi una linea politica credibile.

L’arrivo di Annegret Kramp-Karrenbauer – Akk per la stampa tedesca – alla guida della Cdu dopo le dimissioni di Angela Merkel finora non si è dimostrato in grado di scuotere il partito, dando nuovo slancio alla politica della Cdu. Del resto superare la fase del centrismo ipermoderato di Frau Merkel provando a recuperare consensi a destra, senza però scivolare in un inseguimento dei temi proposti da AfD, anzi difendendo le scelte politiche della cancelliera, non è impresa facile. Insomma, la leadership di Akk appare di giorno in giorno più traballante. In casa socialdemocratica è difficile che il voto di domenica scorsa non abbia un impatto forte nel dibattito interno, anche in vista dell’elezione del nuovo segretario prevista per dicembre.
Intanto il prossimo 27 ottobre si voterà in Turingia, altro Land dell’est.