Il premier israeliano Benjamin “Bibi” Netanyahu, prossimo alla corsa elettorale per la rielezione, mentì quando nel 2012 munito di cartello apostrofò le Nazioni Unite mettendole in guardia dall’imminente pericolo atomico iraniano? Probabilmente si. A riferirlo sono solo alcune delle anticipazioni avanzate dal quotidiano britannico The Guardian e dall’emittente qatarina Al Jazeera, entrambi al centro di una massiccia fuga di documenti classificati che toccano da molto vicino i servizi segreti internazionali di mezzo mondo. E anche se siamo ancora alla sola punta dell’iceberg, i presupposti fanno ipotizzare scenari non lontani dall’ormai celebre Datagate, come specifica l’israeliano Haaretz.

Andiamo con ordine: tutto prenderebbe forma da documenti e dispacci segreti – i cosiddetti “Spy Cables”, da cui prende nome sui media internazionali questo nuovo leak di informazioni classificate – dell’Intelligence del Sud Africa, datati in un periodo di tempo tra il 2006 e il 2014. Tra queste righe, l’SSA (South Africa’s State Security Agency) avrebbe riportato di incontri e briefing con altre agenzie internazionali, dalla CIA all’MI6 (sede degli 007), dal Mossad ai servizi di Russia e Iran. E dalle prime anticipazioni pubblicate, se saranno effettivamente confermate le indiscrezioni che contengono, la situazione appare piuttosto incandescente.

Stando a quanto scrive Al Jazeera, infatti, tra i documenti emergerebbe più di un tentativo da parte della CIA di mettersi in diretto contatto con Hamas, gruppo palestinese che Washington ha tuttavia classificato come terroristico. Ancora, mentre si evidenzia uno stretto lavoro tra spie etiopi e sudafricane al fine di “neutralizzare” un attentato alla vita di un diplomatico di alto livello del Vecchio Continente, l’SSA scrive nero su bianco di essere stata contattata dagli 007 di Sua Maestà nel tentativo di “assumere” un funzionario del governo della Corea del Nord che già in passato aveva rifiutato il denaro offertogli dall’MI6.
“Bibi” Netanyahu e le bugie sulla minaccia nucleare iraniana
Tra queste ed altre rivelazioni, spunta anche il caso Netanyahu. Come già accennato, nel 2012 l’attuale primo ministro israeliano si era presentato all’ONU con un “grafico” raffigurante una bomba e una sorta di stato di avanzamento nella fabbricazione della stessa, una rudimentale infografica con cui “Bibi” voleva dimostrare quanto l’Iran fosse vicino al raggiungimento dell’atomica, e di quanto questo non sarebbe stato un problema solo per Tel Aviv (storico nemico regionale di Teheran), ma al contrario per l’intera Comunità Internazionale.
Ebbene, con la pubblicazione dei primissimi “Spy Cables”, l’intransigenza di Netanyahu nei confronti dello sviluppo nucleare iraniano sembra perdere tutto il suo mordente, basato per lo più sulla presunta minaccia rappresentata da Teheran. Non a caso, dai documenti in possesso al Guardian e Al Jazeera, questa versione viene completamente smentita dai servizi segreti israeliani, che nero su bianco scrivono di uno sviluppo in realtà non sufficiente e di una impossibilità strutturale da parte dell’Iran di raggiungere la “fabbricazione” dell’atomica entro breve tempo.

La paura della bomba atomica dell’Iran rischia di portare i colloqui sul nucleare ad un nulla di fatto.
Non una novità, a tutti gli effetti, se si considera ad esempio che già un ex numero uno del Mossad e altri dirigenti dei servizi israeliani avevano sonoramente smentito quanto detto da Tel Aviv in merito al nucleare iraniano. Tuttavia, qualora si rivelassero autentici, questi dispacci potrebbero rappresentare una prova ulteriore della strada che corre tra la retorica (spesso propagandistica) di Netanyahu e la realtà dei fatti.
Chi c’è dietro alla fuga di notizie?
La domanda non è certo scontata, ma per il momento è difficile fare ipotesi attendibili. Alcuni analisti sostengono che l’operazione “Spy Cables” possa essere stata fortemente sponsorizzata dagli Stati Uniti, in rotta di collisione da tempo ormai con Israele. Tuttavia, se è vero che il caso di Netanyahu è il più discusso sui media internazionali, è altrettanto corretto ricordare che già in passato “Bibi” non ha ascoltato altra voce all’infuori della propria, sorvolando ad esempio le già citate smentite del Mossad.
Inoltre, come sottolineano alcuni osservatori internazionali, per gli Stati Uniti il gioco non sarebbe valso la candela. Certo, il leak mette una forte ipoteca sulla visita a marzo di Netanyahu al Congresso degli Stati Uniti, dove presumibilmente il premier israeliano, saltando il passaggio dalla Casa Bianca, continuerà il suo fuoco alzo zero sul programma nucleare di Teheran e i colloqui in corso tra l’Iran e i 5+1. Tuttavia, per quanto è noto sino a questo momento la fuga di notizie tocca Washington forse più di Tel Aviv.
Il già citato punto di un potenziale tentativo di contatto tra CIA e Hamas, infatti, rischia di essere una vera e propria spina nel fianco internazionale per gli USA. Una freccia che, ovviamente, se confermata, Netanyahu sarebbe pronto ad utilizzare e riutilizzare sino allo sfinimento all’interno della partita politica del nucleare iraniano.

 

Luca Lampugnani, International Business Times, 24 febbraio 2015