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Intanto che negli USA si gioca l’ultima fase del duello presidenziale, nei Balcani in questi giorni  è in scena l’ennesimo war game. Da non sottovalutare. In Serbia è in corso un’esercitazione militare in grande stile pan-slava, mentre in Montenegro si addestrano da qualche giorno truppe Nato. Un confronto a distanza ravvicinata tra Russia ed Alleanza atlantica. Da una parte l’esercitazione “Fratellanza slava” che vede in campo truppe russe, bielorusse e serbe, dall’altra militari dei paesi occidentali in campo.

Più seria — e non a caso annunciata in grande stile da Mosca e Belgrado — l’esercitazione congiunta “Slovensko bratstvo” -“Fratellanza slava”, durerà fino al 14 novembre, con la partecipazione di 450 militari serbi e di 267 tra soldati russi e bielorussi, stanziati nell’aeroporto di Batajnica. Ufficialmente lo scopo dell’esercitazione, che coinvolge due aeroporti ed alcuni poligoni di tiro – è aumentare le capacità operative congiunte, sia militari che antiterroristiche, con lanci di paracadutisti, marce, test sull’utilizzo di droni e su evacuazioni mediche e disinnesco di ordigni.

Meno spettacolare, ma altrettanto significativa, è l’operazione Nato in Montenegro, un piccolo paese semi-fallito, diviso tra filo-serbi e “occidentalisti” e pesantemente infiltrato dalle narco-mafie. Secondo le agenzie, i circa 700 militari impegnati a Podgorica e dintorni effettueranno test su come reagire in caso di disastri naturali e chimici. In ogni caso un segnale alla Russia, da sempre interessata ad installare una base navale nelle Bocche di Cattaro, lo strategico complesso di fiordi nell’Adriatico meridionale.