Quando l’analisi dei sistemi di sorveglianza attuata da David Lyon incontrò la società liquida teorizzata da Zygmunt Bauman prese vita il saggio “Sesto Potere”.
Uno dei cardini del testo si fonda sul principio per cui tutti i nostri movimenti sul web (ossia tutti i nostri click) vengono monitorati, lasciano delle tracce che sono analizzate con il fine di sviluppare efficaci campagne di marketing, studiate appositamente per ognuno di noi.
Senza tener conto dell’effetto umano del mezzo, saremmo portati a dire che ciò rappresenti soltanto una disacerbazione della società dei consumi.
Al contrario, leggendo la teoria dal punto di vista di esperienza esistenziale, il web è strutturato in modo che l’individuo veda solo ciò che gli interessa, che gli vengano proposte, attraverso la ricezione di email, soltanto le pubblicità di prodotti verso i quali i suoi click hanno già palesato una certa propensione e per giunta, attraverso i social, che si relazioni soltanto con persone che condividono le sue opinioni.
L’habitat del web si plasma su ognuno di noi in base alle nostre caratteristiche, in modo da sembrarci un mondo piccolo, accogliente, in cui nulla e nessuno si distacca considerevolmente dalle nostre visioni e tutto sembra raggiungibile semplicemente allungando una mano.
Un micromondo, insomma, a nostra immagine e somiglianza.
Non vi sarà difficile immaginare come il computer di un uomo appassionato di arte e di letteratura come me, abbia ospitato immediatamente promozioni di libri, iscrizioni a concorsi letterari, recensioni, inviti a presentazioni e chi più ne ha più ne metta in ambito di letteratura.
Il mondo è davvero così piccolo? Lo pensavo finchè un giorno, per caso, mi trovai ad accendere il pc di un mio amico tennista e all’improvviso il mio piccolo mondo letterario scomparve, sostituito da un mondo gelido, lontano, che non aveva nulla a che fare con me.
Dov’era finita la letteratura? Mi domandai, con gli occhi che non facevano altro che vedere bandi d’iscrizione a tornei di tennis, modelli di racchette, marche di palline e forum di persone che disquisivano di set e di campioni in erba.
La letteratura era scomparsa, com’è vero che mi trovavo nel micromondo di un altro.
In definitiva, l’intenzione è di illudere l’individuo che i suoi orizzonti si stiano espandendo, quando in verità si stanno alacremente settorizzando.
Se è vero che il bambino vede il mondo come una protuberanza di se, l’adolescente pensa di essere al centro del mondo e l’adulto si accorge che del mondo è solo una minuscola componente, capiamo bene che chiudere un individuo nella propria visione del mondo significa in qualche modo farlo regredire ad un processo se non infantile quanto meno adolescenziale.
Ciò rientra in un preciso disegno culturale, che comprende processi già citati in questa rubrica (il sovvertimento culturale e l’illusione della cultura), mirati a rendere l’individuo sempre più monade, forte delle sue idee, delle sue convinzioni.
Questa mutazione antropologica farà da preludio alla “società violenta”, dove lo scontro prenderà sempre il posto del confronto.