Moralmente inaccettabile e logicamente insostenibile è la tesi sostenuta da Zaia sul drappo di S. Marco sul Piave, stimolata da un intervento, al solito inascoltabile, di uno dei 4 “cavalieri dell’ apocalisse” del “Corriere”,

Ad avviso di Zaia, le cui parole sembrano simili a quelle del futuro suocero di Zalone nella pellicola “Cado dalle nubi”: “C’è tutto lo spirito del nostro popolo del Piave, la sua fierezza e la sua umiltà, la sua tenacia e il suo attaccamento al territorio”.

Con una obiettività ed una misura tutte sue il “governatore” dimentica che sul fiume sacro agli italiani degni del nome antico erano presenti, combattevano e morivano uomini e giovani di ogni regione dal Piemonte alla Sardegna, alla Sicilia, e non solo i nativi, i quali guardavano al tricolore come unico vessillo.

D’altro verso per quanto sia illuminato e guidato dalla fantomatica quanto ridicola quanto fuorviante “nuova identità regionale” Zaia non può davvero assegnare ai veneti il monopolio nella battaglia del Piave dal momento che non ha la facoltà di selezionare i militari impegnati.

Forse solo a lui sfugge che nel sacrario di Redipuglia non dormono solo veneti e che veneto potrebbe con tutta probabilità essere il “milite ignoto”, deposto sull’altare della Patria comune nella romana piazza Venezia.

Francamente assurda ed incredibilmente demagogica è l’affermazione finale, secondo cui per la “nuova identità regionale” “tante generazioni si sono spaccate la schiena” !