Il clima politico è sempre più contorto e nebuloso ed una delle cause del dissesto istituzionale in crescita esponenziale è rappresentata dalla mancanza o meglio dalla carenza e dalle incertezze (la questione siciliana) di una opposizione sicura, esplicita, aperta e solida.

Il foglio, in cui la linea alternativa alla maggioranza, tale solo per volontà dell’ex presidente della Repubblica Napolitano, non certo degli elettori, lontani dalle urne politiche dal 2013, dovrebbe trovare un riscontro ininterrotto e preciso, è “Il Giornale”. Non incidono quelli minori, come “Il Tempo”, che non manca di efficacia con gli interventi di Veneziani, “Libero” perso nella pornografia della sua edizione “on line” e “Verità”, ancora microscopico. Il discorso sulle reti televisive rende il quadro ancora più deludente ed amaro, essendo i canali berlusconiani, gli unici disponibili, sfuggenti e ambigui e talora, come si è registrato in occasione della cruciale campagna referendaria dello scorso anno, decisamente allineati sulle scelte renziane.

In un numero di questi giorni, l’editoriale al tema alla ribalta, Vaccini e contagi. Lasciate la politica fuori degli ospedali, è volutamente ed inutilmente perbenista.

Immaginiamo infatti cosa sarebbe accaduto se l’episodio della bambina di Trento uccisa a Brescia dalla malaria fosse stato registrato nei remoti anni berlusconiani. La sinistra, compatta ed indistinta, si sarebbe scatenata denunziando le responsabilità e non esitando a colpevolizzare l’esecutivo.

Il principio della vaccinazione, in pieno XXI secolo (facilmente confutabile il richiamo al precedente del vaiolo), appartiene agli obblighi irrinunziabili dello Stato di intervenire a tutela dei propri cittadini con misure incisive e serie (ridicola l’autocertificazione richiesta in alcune Regioni rosse, come il Lazio) al fine di scongiurare contagi ed epidemie.

Il compito è dello Stato, entità sovrana, checché ne dica Feltri nella sua replica a Veneziani, e non delle Regioni, enti in questo argomento prive di voce. Non dovrà comunque essere archiviata la meschina figura fatta da Zaia con il doveroso ed inevitabile ripensamento dopo la spacconesca moratoria avallata nei consueti termini perentori quanto fastidiosi da Salvini. Sia questo un esempio delle conseguenze in caso di attuazione del referendum del prossimo ottobre, fatto proprio da settori di destra dimentichi della storia e della identità, anche nell’altrettanto assurdo progetto di una “macroregione”, costituita sull’intero Sud.

Altro test dell’ibrida linea del foglio di Sallusti è rappresentato dal giudizio pilatesco, incline al favorevole, espresso sulla devastante e deprimente misura sperimentale di cancellazione totale dei lavori scolastici svolti tra le mura domestiche . Nel neretto si presentazione si sostiene :”un punto a favore di coloro (e sono sempre di più) che vedono nei compiti a casa un danno per il bimbo e per tutta la famiglia. E un gol incassato dai nostalgici “compitisti””.

Il tema è analizzato dalle due diverse posizioni, tutt’altro che contrapposte, piene di argomentazioni banali, scontate e conformistiche. Si cerca di far credere che i ragazzi trascorreranno il tempo libero dai devastanti impegni, in salutari e formative attività sportive e non invece in imbarazzanti, farraginosi e improduttivi impegni sugli strumenti informatici per non pensare ad altre dispersioni del tempo “libero”.

Il parere avverso alla soppressione conclude in termini di eloquente e trascinante peso pedagogico: “Certo i compiti non devono essere puntivi, né per chi studia, né per i genitori ed è vero che i genitori di oggi hanno meno tempo [qual’ è il motivo?]” e con una puntualizzazione, che andava posta invece come premessa qualificante: “Ma siamo tutti sopravvissuti all’esperienza , con risultati più o meno apprezzabili”.